VARIG: il piano di recupero della compagnia

images.jpgLa nota compagnia aerea brasiliana Varig è da lungo tempo sotto i riflettori mediatici per le difficoltà economiche e la conseguente ricerca di acquirenti capaci di contribuire in maniera decisiva alla “rinascita” del vettore simbolo del Paese sudamericano. L’occorrenza di nuovi partners disposti a rilevare la gestione di un gruppo altrimenti destinato al fallimento, è apparsa negli ultimi anni una priorità per i vertici della compagnia così come per il governo presieduto da Lula, sempre tendenzialmente contrario all’ingresso di capitali stranieri.

L’agguerrita concorrenza delle rivali compagnie aeree “carioca”, Tam e Gol, si è fatta nel tempo sempre più pressante costringendo Varig ad “offrirsi” al miglior offerente. Un’ancora di salvezza è giunta dall’offerta della società Volo do Brasil che, per 485 milioni di dollari, ha presentato una proposta di acquisizione ottenendo in breve tempo il nulla osta del governo brasiliano.

Niente di strano fin qui, se non fosse che tra i soci della compagnia acquirente compare Varig Log (società attraverso la quale è stata effettuata l’operazione e controllata da Volo do Brasil), gestita con fondi americani (Usa Matlin Patterson). Buon viso a cattiva sorte dunque, “tendendo la mano” all’amico d’affari americano e, va sottolineato, poco importa di fronte al destino dei tanti posti di lavoro a rischio e al prestigio stesso di un paese.

IL PIANO DI RECUPERO:

Interamente approvato dall’assemblea societaria, il piano prevede la divisione della compagnia in due parti distinte, VARIG OPERATIONAL (che raccoglierebbe l’area in attivo della società) e VARIG VELHA (cui rimarrebbero le passività). La stretegia è quella di cedere “Operacional” per ripianare i debiti di “Velha”, utilizzando i ricavi della vendita.

Si tratta di un percorso all’apparenza elementare ma, a ben vedere, ricco di ostacoli quello che attende la compagnia brasiliana; del resto i 3,5 miliardi di dollari di debito accumulati non concedono alternative e, tutto considerato, la strada sembra quella giusta.

Ci chiediamo se, con lo sguardo rivolto in “casa nostra” (Alitalia, ndr), non sia il caso di intraprendere un percorso simile.

 

Giacomo Morandi

 

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