Tassa di soggiorno: cresce la necessità di chiarezza

Il D.L. sul federalismo prevede per i comuni capoluogo di provincia e per quelli ad alto impatto turistico la possibilità di istituire un’imposta di soggiorno per un importo massimo di 5 euro al giorno da applicarsi in proporzione al prezzo della struttura ricettiva. Il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo e recupero dei beni culturali.
Piuttosto vive le polemiche che, come sempre quando si tratta di enti locali, coinvolgono trasversalmente la diverse parti politiche. La confusione deriva dalla, fino ad ora, mancata emanazione del previsto regolamento nazionale che avrebbe dovuto fare chiarezza sulle modalità applicative. Il malvezzo di annunciare in un decreto dei regolamenti che puntualmente non verrano mai emanati non è una novità del nostro sistema legislativo e. puntualmente, ha finito per generare interpretazioni singolari da parte di molti comuni che hanno adottato gli atti previsti dall’articolo del Decreto.

Se da una parte c’è chi come il sindaco Renzi a Firenze ha deciso in modo piuttosto semplicistico di applicare la tassa secondo la regola “un euro al giorno per ogni stella” indipendentemente dalle caratteristiche delle strutture ricettive

il sindaco di Firenze Matteo Renzi

(per alcune tipologie non è prevista neanche la classificazione a stelle), dall’altra c’è chi, utilizzando le incamerate della tassa di soggiorno, ha dato a vita a controverse delibere comunali che non tengono conto delle effettive finalità dell’imposta ma che vengono dirottate su altri capitoli di spesa, con tanto di “insurrezione” degli operatori turistici locali.
Siginificativo ci pare anche il caso di Torino, evidenziato da un articolo di Alessandro Mondo su La Stampa on line di oggi: l’amministrazione ha dato incarico al Dipartimento giuridico della Facoltà di Economia di effettuare uno studio per chiarire in che termini i comuni potranno applicare la tassa. Il giornalista definisce in modo piuttosto categorico la tassa come “l’ennesimo escamotage previsto da Roma per permettere ai sindaci di supplire alla riduzione dei trasferimenti statali” e sottolinea come “Sembra incredibile ma nell’Italia del terzo millennio il primo passo per applicare una legge è decifrarla con lo scrupolo che si riserverebbe a un antico geroglifico”.

Dal lato del tavolo in cui si siedono le associazioni di categoria la richiesta è piuttosto unanime; secondo Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi la misura fiscale sarebbe “insufficiente e inopportuna nella sua conformazione attuale. Il governo -prosegue Bocca- avrebbe già dovuto provvedere a introdurre una serie di regole per una più

Bernabò Bocca

corretta e comprensibile applicazione. L’esecutivo inoltre avrebbe potuto convocare le associazioni di settore e gli enti locali negli scorsi due mesi, ma il passaggio in questione è stato completamente saltato”.
Il presidente di Federalberghi ha infine sottolineato “La mancanza del regolamento,che sta provocando, come principale conseguenza, un’autonomia totale da parte dei Comuni, i quali sono chiamati a decidere praticamente da soli su come agire in tal senso: sarebbe dunque stato sufficiente indicare con precisione quali finalità si pone il gettito, come deve essere riscossa tale tassa e, in particolare, fissare un tributo uguale per tutti i casi e le realtà”.

Fermo restando l’obbiettivo di ricercare una certa omogeneità applicativa, le lacune fondamentali riguardano a nostro avviso la necessità di aggiornare gli elenchi dei comuni turistici (ad oggi redatti dalle province e spesso non aggiornati) e una maggior chiarezza sul metodo di riscossione. La legislazione turistica prevede ad oggi infatti la presenza di strutture ricettive per così dire “informali” che difficilmente il fisco potrà controllare. Il rischio che a pagare maggiormente sarà il sistema alberghiero è in effetti concreto.
Altro nodo evidenziato quello del sostituto d’imposta: l’albergatore può farsi carico della tassa se il turista non paga o (comunque) se vuole? A Firenze, dove ci hanno provato, è insorta Federalberghi che avrebbe risposto con un secco “no”.
Si ipotizzano anche meccanismi di omogeneità geografica per evitare eccessivi squilibri tra comuni separati da pochi chilometri ma in questo caso ci sentiamo di poter dire che dorebbe prevalere, anche per l’interesse stesso dei comuni, il buonsenso degli amministratori.
La partita, com’è stato ribadito, è ancora aperta e la sensazione è che non riguardi solo la tassa di soggiorno ma, in modo assai più ampio, la volontà o meno di considerare il turismo come una delle leve fondamentali per la ripresa economica dell’intero paese.

Federico Baldarelli

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