Cellulari a bordo: sperimentazioni e novità

Lunedì, Giugno 16, 2008 21:12

cellulari-a-bordo.jpgDa qualche mese Air France è la prima compagnia aerea europea ad aver iniziato su uno dei suoi Airbus A318 la sperimentazione del servizio di telefonia mobile in volo progettato da OnAir, una join-venture tra Airbus e la svizzera Sita, dopo l’arrivo del disco verde da parte della Commissione europea che ha rilasciato la nuova normativa sugli standard di sicurezza per l’uso dei cellulari nei cieli.

Niente interferenze pericolose sopra i tremila metri di quota, garantiscono i tecnici di OnAir e della stessa Air France. Ma solo sugli aerei equipaggiati con una “pico-cellula”, una speciale scatola radio che intercetta tutti i telefonini accesi a bordo e li reindirizza verso il collegamento satellitare. Che non è ancora potentissima, dato che consente di effettuare solo sei telefonate in contemporanea, ma almeno permette di far inviare messaggi ed email a volontà a tutti i passeggeri: dai 109 passeggeri dell’A318, il “piccolo” di casa Airbus, sino potenzialmente agli 853 del colossale A380 nella versione più capiente. L’uso del cellulare ovviamente resta vietato in fase di decollo, atterraggio e a discrezione del capitano.

L’A318 di Air France segue una rotazione fra le rotte europee che lo porta anche – ma non è prevedibile quando – in Italia nei collegamenti tra Parigi e Torino, Bologna e Roma, per la gioia di chi voglia sperimentare in prima persona l’imprevedibile trillo (meglio la silenziosa vibrazione, però) a seimila metri di quota.af.jpg

Nei cieli europei il servizio di telefonia in volo fa gola a molti. La britannica Bmi, la portoghese Tap e la low cost irlandese Ryanair hanno già annunciato di voler iniziare il servizio entro pochi mesi. Non è una novità assoluta: già da marzo Emirates vola da Dubai a Casablanca con i telefoni cellulari accesi. E nel 2006 il colosso americano Boeing aveva tentato senza successo una strategia analoga. In quel caso si trattava di connessione senza fili per computer portatili: scelta sbagliata, perché il servizio Connexion da 10 dollari l’ora sperimentato anche da Lufthansa (che di cellulari in volo per adesso non vuole sentirne parlare) ha chiuso dopo nove mesi in pesante passivo.

Già, perché i manager e i turisti volanti a quanto pare non sono interessati a navigare il web a diecimila metri di quota. E forse non ameranno neanche lo squillo del cellulare tra le nuvole. Non tanto per le tariffe da tre-quattro euro al minuto, che arrivano in bolletta come “roaming straordinario” a prescindere da quale paese si stia sorvolando.

divieto.jpgQuanto per la mancanza di quel relax forzato che l’obbligo di spegnere il cellulare in volo permette. Sette uomini di affari su dieci in Europa sono infatti contrari al cellulare acceso nei cieli, secondo un sondaggio di Carlson Wagonlit. Il cellulare nei voli soprattutto a breve raggio (sotto le due ore: la media dei collegamenti tra capitali europee) non sembra una grande idea. Tutta un’altra cosa per le lunghe trasvolate oceaniche da 12 o più ore, dicono i manager, dove rimanere in contatto con l’ufficio, i clienti e magari la famiglia diventa più appetibile. Ma su percorsi così brevi è più il fastidio di sentir trillare gli apparecchi e avere un vicino che si sgola per parlare nel rumore di fondo dell’aereo che non il beneficio. Il servizio, secondo OnAir, è però studiato per fare molta gola alle compagnie aeree, che adesso per la crisi del settore aeronautico civile sono in forte affanno.

Le tariffe telefoniche in volo, ha pianificato OnAir, vengono regolate caso per caso a seconda dell’obiettivo: attrarre più clienti con il servizio oppure aumentare il fatturato del singolo volo. Quest’ultima ad esempio è la strategia scelta da Ryanair, che ha intenzione di far partire OnAir su 20 dei suoi 163 apparecchi (e presto sull’intera flotta) per poter diminuire ancora di più il prezzo medio dei suoi biglietti. Senza contare che sinora l’uso dei telefoni cellulari era considerato uno degli ultimi vantaggi dei treni ad alta velocità europei rispetto ai voli regionali. Adesso non più, anche a costo di uccidere la poesia di un po’ di pace sopra le nuvole.

FONTE “Il Sole 24 Ore”, Antonio Dini


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