Blocco ai voli: la marcia indietro di Ryanair
Lunedì, Gennaio 11, 2010 17:23
Dopo l’annuncio di sospensione dei voli domestici per motivi di sicurezza, la compagnia irlandese fa pace con l’Enac ma non si adegua del tutto alle normative italiane. Quali sono le reali motivazioni che si celano dietro questo caso?
Ryanair ha annunciato qualche giorno fa di “essere obbligata a cancellare le rotte dei voli interni in Italia perchè non si può garantire la sicurezza dei voli” se si lasciano salire a bordo dei passeggeri con documenti diversi dal passaporto o dalla carta d’identità.
Mentre sui voli esteri la materia è regolata dalle norme internazionali, sui voli interni valgono infatti le regole italiane che stabiliscono, secondo il D.P.R 445 del 28/12/2000 che “sono equipollenti alla carta
d’identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica…” e in generale le tessere di riconoscimento munite di fotografia e timbro rilasciate da un’ amministrazione dello Stato. La normativa è di certo migliorabile ed è forse opportuno un aggiornamento ma altrettanto vero è quanto sostenuto dal presidente di ENAC Vito Riggio (foto a dx) secondo il quale “Se la legge va modificata, questo va fatto dal parlamento e non da una compagnia aerea”.
La polemica tra il vulcanico numero uno della compagnia irlandese Michael O’Leary e l’ENAC è proseguita per diversi giorni tanto che in molti si sono chiesti quali fossero i motivi reali dietro questo deciso annuncio.
Si è parlato infatti di un indagine fiscale sulle tasse mai pagate in Italia da Ryanair che starebbe per iniziare e che avrebbe indotto la compagnia a meditare una veloce fuga dalle tratte italiane; c’è anche chi ha tirato in ballo più semplicemente la bassa redditività in chiave di bilancio che i voli interni italiani garantirebbero alla regina del “low cost”.
Di sicuro esiste anche un problema per così dire più tecnico legato alle enormi difficoltà che la fin troppo flessibile normativa italiana, (che consente l’imbarco anche dietro presentazione ad esempio di una licenza di pesca) abbia messo in crisi, da un punto di vista strettamente strumentale, il recente sistema di check-in on line approntato da Ryan nell’ottica di velocizzazione delle procedure d’imbarco e ulteriore contenimento dei costi. Sarebbe difficile infatti per il sistema on line (tarato al momento su passaporti e carte d’identità) riconoscere la validità delle varie tessere se non con l’intervento di costose modifiche funzionali.
Subito dopo l’accendersi di queste discussioni è arrivata però, secondo molti prevedibilissima, la marcia indietro di Michael O’Leary e l’ incontro chiarificatore tra i rappresentanti della compagnia e quelli dell’Enac. L’Enac ha accolto le scuse di principio di Ryanair (che ha detto: «Mai messa in discussione la sicurezza degli aeroporti italiani»), e ha «preso atto che Ryanair ha un problema organizzativo nei confronti dei documenti di riconoscimento individuati dalla normativa italiana». Come compromesso, Ryanair accetterà, oltre a
passaporto e carta d’identità, anche le carte cosiddette At-Bt, rilasciate ai dipendenti dei ministeri. Restano tuttavia enormi fraintendimenti sul resto: secondo l’Enac, «la compagnia ha chiesto del tempo per valutare la possibilità di accettare in futuro anche altri documenti, tra cui la patente di guida». Secondo il «chiarimento» di Ryanair, invece, il suo no a patenti di guida, licenze di pesca, tesserini professionali «è definitivo e già concordato con l’ente».
Certo è, per il momento, solo il fatto che l’aggressiva politica di marketing già più volte testata da Ryanair ha di nuovo fatto centro; Ryanair, secondo quanto sotenuto da Paolo Stefanato de “Il Giornale”, “ancora una volta è riuscita – senza costi – a far parlare di sé e a tener desta l’attenzione dell’opinione pubblica”.
Federico Baldarelli




TuttiVoliLowcost dice:
Gennaio 20th, 2010 alle 16:51
Si sa che Ryanair è la regina dei voli low cost e del marketing. Già in passato si sono viste di Ryanair prese di posizione in tutta Europa al solo scopo di occupare le pagine dei giornali e farsi pubbllicità. Per il resto penso che sia esagerato rendere validi tutti i documenti di riconoscimento in vigore in Italia. Troppa burocrazia.