Adeguamento carburante? No, adeguamento tariffario!

Per tutta la scorsa estate fino a poche settimane or sono la voce adeguamento carburante ha imperversato sulle vacanze degli italiani che, acquistato un pacchetto di viaggio comprendente volo charter o nave da crociera, hanno dovuto far fronte ad una pesante impennata del prezzo finale della loro vacanza.

Nelle ultime settimane, con buona pace di tutti gli addetti ai lavori, il prezzo del petrolio è sceso fino ai 50 dollari al barile, quasi un terzo in meno rispetto ai massimi di luglio/agosto, e ciò ha enevitabilmente deciso la definitiva inapplicabilità di tale quota; a questo proposito va segnalata l’ingiustificata controtendenza nonché la scarsa professionalità di alcuni tour operators che tuttora propongono, per il mese di dicembre, un adeguamento carburante dubbio ed anacronistico.

Sta di fatto che, per la maggior parte dei pacchetti di viaggio, la quasi totalità degli operatori ha deciso di eliminare definitivamente tale adeguamento in alcuni casi assorbendo le piccole differenze.

“Passata la nottata” come si suol dire, un’altra pesante tegola si sta per abbattere sulle teste dei malcapitati turisti di questo periodo: l’adeguamento tariffario.

Di cosa si tratta?
Il contratto generale di vendita dei pacchetti turistici così recita:

“…I tassi di cambio sui quali è basato il calcolo dei prezzi forfettari pubblicati sono pari a 1 USD (dollaro USA) = 0.69 EURO. Le modalità e condizioni di sostituzione (art. 89 Cod. Cons.) sono disciplinate dall’art.90 Cod. Cons.)”

In buona sostanza chi ha acquistato nelle settimane scorse un pacchetto di viaggio (prevalentemente tour con voli in allotment) si troverà, a meno di possibili interventi “riparatori” da parte dei tour operators, a dover corrispondere l’importo che risulterebbe dalla differenza di prezzo tra il costo del pacchetto acquistato calcolato con il tasso di cambio considerato ai tempi della stipula dei contratti dei t.o. con le compagnie aeree (allotment) e il tasso di cambio vigente al momento del saldo della prenotazione.

Oggi il dollaro USA ha un cambio con l’EURO nettamente più sfavorevole rispetto ai mesi scorsi (0.79 ca contro le 0.69 di cui sopra) e ciò, in parte dovuto alla contingente crisi economica, ha costretto i tour operators (possibilità prevista da contratto come detto) a “ricalcolare” le quote dei pacchetti già venduti, applicando un’adeguamento tariffario che nel peggiore dei casi raggiunge quasi il 10% della quota base (volo+soggiorno/tour).

Come difendersi?
Non c’è via di scampo o, per meglio dire, il caso rientra nelle eventualità previste da contratto e non negoziabili se non a fronte di possibile intervento del t.o. a parziale copertura delle spese eccedenti il limite fissato per l’incremento delle tariffe (non più del 10% della quota base).

Se da un lato è comprensibile che le agenzie di viaggio si trovino in difficoltà nel dover giustificare ai clienti tale incremento, dall’altro ci sembra opportuno considerare che, all’atto della stipula del contratto di vendita del pacchetto, non è umanamente possibile approfondire tutte le specifiche presenti nel contratto stesso. La serietà, in ogni caso, sta nello spiegare sempre nel dettaglio le motivazioni che sorreggono la discussione, da parte delle adv ai clienti così come dai t.o. alle adv e soprattutto, una più intelligente omogeneità (se è il caso meglio regolamentata) rispetto all’applicazione degli adeguamenti.

Giacomo Morandi

Link utili: Turismo: Federazioni ed Associazioni di categoria

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