Leonardo Sciascia e la Sicilia dimenticata
lunedì, ottobre 8, 2007 0:02
“In Sicilia le nevicate sono rare pensò: è che forse il carattere delle civiltà era dato dalla neve o dal sole, secondo che sole o neve prevalessero.
Si sentiva un pò confuso. Ma prima di arrivare a casa sapeva, lucidamente, di amare la Sicilia: e che ci sarebbe tornato…”
Si conclude con queste ultime righe “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia, pubblicato nel 1961 da Einaudi. Il romanzo, il primo e il più grande tra quelli che raccontano la mafia trae spunto da una vicenda di cronaca avvenuta a Sciacca (omicidio del sindacalista A. Miraglia) circa dieci anni prima della stesura. Se è pur vero che l’autore non cita mai direttamente i luoghi del romanzo (compaiono le sole iniziali S,B e C), è acclarato che si tratta di piccole realtà dell’entroterra Palermitano.
C’è un cuore della Sicilia che batte silenzioso lontano dalla sicilia turistica, ci sono luoghi ”dimenticati” e “tristemente famosi” che l’autore, siciliano doc, fotografa con amarezza e descrive, al tempo stesso, con impressionante realismo:
“Lei in quale città risiede?”. Bellodi disse il nome del paese, né Livia né Brescianelli lo avevano mai sentito. “E com’è?” domandò la ragazza. “Un vecchio paese con case murate in gesso, con strade ripide e gradinate: e in cima a ogni strada, a ogni gradinata, c’è una brutta chiesa…”
La nostra rubrica ci invita a descrivere un breve itinerario alla scoperta dei luoghi citati da Sciascia… Eccone alcuni, a pochi minuti da Palermo, che avrebbero saputo ben vestire i panni di S., B. e C.:
San Giuseppe Jato: questo comune feudale risalente al 1779 sorge proprio alle pendici dell’omonimo Monte Jato e conserva inalterata tutta la autenticità dei luoghi descritti da Sciascia. La chiesa della Madonna delle Provvidenza, patrona della città, è ancora lì a proteggere i fedeli. Passeggiando tra le vie del piccolo centro, si respira un aria surreale…Nemmeno si direbbe che pochi mesi or sono proprio il capo mafia ”di casa” Giovanni Genovese, che si è scoperto in seguito essere ancora in diretto rapporto “di pizzini” con il boss dei boss Bernardo Provenzano, veniva arrestato per associazione mafiosa…
Corleone: passare agli onori della cronaca per motivi quasi sempre legati alla cronaca nera, non rende giustizia ad un paese che ha origini molto antiche risalenti alla prima fase del neolitico (VI millennio a.c.). La storia di Corleone è la carta d’identità di uno dei contesti più ricchi e straordinari di tutta la Sicilia occidentale. Il sito (ottimo) della città ospita una frase del giudice Paolo Borsellino che qui non possiamo non citare a testimonianza di un messaggio che, molto più modestamente, con questo articolo abbiamo tentato di condividere:“La lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata operazione di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolge tutti, che tutti abitui a sentire le bellezze del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”; in basso la foto del boss di Corleone Bernardo Provenzano al momento dell’arresto dopo una lunghissima latitanza.
Bagheria: Fondata nel XVII sec. è stata per anni il luogo di villeggiatura prediletto dall’aristocrazia palermitana, distante solo 15 chilometri da Palermo, la città conserva intatte quasi tutte le splendide ville costruite del XVIII nel secolo. Renato Guttuso è nato qui e, a Villa Cattolica - Museo Guttuso, sono esposte tutte le opere che il maestro pittore ha donato alla sua città natale. Anche Goethe nei suoi famosi pellegrinaggi in Italia, ha visitato Bagheria e, passeggiando per le strade del centro, non avrebbe allora certo potuto immaginare che, di lì a qualche decennio, molte delle proprietà immobiliari presenti già allora, sarebbero appartenuti oggi all’elenco di beni confiscati a “Cosa Nostra”…
La mafia di Sciascia probabilmente oggi non è più la stessa, ed anche se passi da gigante sono stati fatti alla sua lotta nel corso degli anni, il male oscuro è ancora presente. Tuttavia, ci piace pensare a questi luoghi come ad angoli della Sicilia più autentica ed immaginarli come tappe di un itinerario culturale.
Del resto qualsiasi destinazione nasconde contraddizioni e aspetti non sempre riconducibili all’idea del luogo che il viaggiatore ha in partenza. La Sicilia è tutto questo e molto, molto di più.
Giacomo Morandi


