L’Irlanda di James Joyce

domenica, aprile 5, 2009 1:20

Diciotto capitoli, diciotto luoghi, diciotto ore e momenti, diciotto stili, una miriade di personaggi e situazioni per raccontare l’eroicomica giornata di un ebreo irlandese di origini magiare, l’agente pubblicitario Leopold Bloom. Un uomo a spasso per Dublino dalle otto alle due di notte del 16 giugno 1904: le sue azioni, i suoi pensieri, le azioni ed i pensieri della città, delle cose e della gente che incontra…

Ognuno di noi, per certi versi, un poco potrebbe somigliare al protagonista di “Ulysses” di James Joyce che in ogni suo libro rappresenta la vita dell’Irlanda e di Dublino come un mondo e una cultura comunque priva di confini nazionali. La Dublino di oggi è certo differente da quella di inizio secolo scorso, gli anni di formazione di Joyce coincisero del resto con un periodo estremamente travagliato della storia politica e sociale dell’Irlanda.

Oggi la stessa Rathmines (il sobborgo dove nacque l’autore nel lontano 2 febbraio 1882) è inevitabilmente lontana sia dalla mente dei lettori che dagli itinerari turistici. “Martello Tower” in Sandycove, ospita invece un museo dedicato all’autore che ambientò proprio qui il primo capitolo dell’Ulisse. O’Connell street (foto) conserva oggi la sua storia anche se alle carrozze con cavallo e ai primi tramvia del novecento si sono sostituiti auto e mezzi pubblici moderni.

O'Connell street, Dublino

Ad onor del vero, gli incontri “cittadini” dei protagonisti dell’Ulisse sono così intensi ed eterogenei che quasi non verrebbe al lettore di distinguere tra la popolosa Dublino moderna e la vivace Dublino di inizio XX secolo.
In una delle numerose emblematiche conversazioni della gente (minuscolo!) di Dublino si narra: “…I nostri porti che ora son vuoti saranno pieni di nuovo: Queenstown, Kinsale, Galway, Blacksod Bay, Ventry nel regno di Kerry…”
Oggi queste zone rappresentano un itinerario e non solo letterario.

Martello Tower, Sandycove

Martello Tower, Sandycove

James Joyce fu viaggiatore per necessità: a Parigi già nel 1902, poi a Zurigo nel 1904 e l’anno dopo a Trieste dove insegnerà inglese. Soggiornerà quindi in Roma nel 1906/1907, poi ancora in Irlanda fino al 1912 dove, per polemiche legate alla pubblicazione di “Gente di Dublino”, non tornerà mai più. Dal 1920, dopo altri soggiorni Inghilterra e Germania, si fermerà di nuovo Parigi per 20 anni, nella Parigi “bohemian” oltre che in “quella” di Eliot ed Hemingway, per morire a Zurigo nel 1941 in seguito ad un intervento chirurgico.

Un concentrato di esperienze come quelle dei “suoi” protagonisti, un’odissea anche quella della sua vita come quella “epica del corpo umano”, definizione attraverso la quale alcuni critici amano definire l’opera dell’autore irlandese: “…summa di tutta l’esperienza fisica dell’uomo e negazione di quella metafisica”

Giacomo Morandi

Link utili: Ulysses, James Joyce


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