In Patagonia con Bruce Chatwin

Il libro simbolo di tutti i viaggi. Un viaggio. Era il 1977 quando apparse l’opera prima del viaggiatore-narratore inglese Bruce Chatwin, destinato ad affermarsi come uno dei più famosi “travel writer” di tutti i tempi. Il libro allora fu salutato come “il più originale libro di viaggi di questi ultimi anni” e si tratta, ad onor del vero, di uno dei testi più significativi nell’ambito del filone letterario dei racconti di viaggio.

Il viaggio dell’autore in Patagonia ebbe inizio tre anni prima dell’uscita del libro, e fu la destinazione stessa, eccentrica per eccellenza, perfetta sintesi di allucinazione, solitudine ed esilio, a determinare il successo dell’opera, così affascinante nell’armonizzare luoghi, uomini, storie ed incontri…

Citare il testo è sovente l’unica maniera di stabilire un contatto tra chi ha letto un testo e chi, semmai incuriosito, avrà intenzione di leggerlo.
Ecco quindi alcuni esempi di come l’autore convince il lettore, raccontando le avvincenti storie ricche di aneddoti e riferimenti a personaggi realmente vissuti, a farsi accompagnare durante il suo lungo peregrinare in un territorio ai confini del mondo, incontrando indios, gauchos, boeri, scozzesi, perfino italiani, marinai e personaggi leggendari come nel caso del fuorilegge Butch Cassidy:

“[…] I fuorilegge si allontanarono dirigendosi verso sud al loro accampamento di Rìo Pico. Ed io, seguendo il filo del racconto, feci lo stesso percorso raggiungendo con delle scorciatoie la strada principale. Il conducente di un camion di lana mi fece salire. Portava una camicia nera con ricami di roselline rosa e suonava la Quinta di Beethoven nel suo registratore. Il paesaggio era deserto. Il sole tramontava e le colline diventavano d’oro e di porpora. In piedi, vicino al palo del telegrafo, vedemmo uomo.”

Oppure come lo stesso autore descriva, attraverso il testo, il significato dello “stato di irrequietezza” del vero viaggiatore (irrequietezza che diverrà lo spunto per uno dei suo testi futuri):

“[…] Quando le morì la madre Miss Starling vendette la casa con quanto c’era dentro. Comprò una valigia leggera e regalò i vestiti che non avrebbe più messo. Riempì la valigia e la portò per un tratto di strada, controllandone il peso. Miss Starling non aveva fiducia nei facchini. Mise però nella valigia un abito lungo da sera. – Non si sa mai dove puoi andare a finire disse – disse.”

La Terra del Fuoco e il suo clima al limite della sopravvivanza, le stazioni deserte, l’accoglienza della popolazione locale, le loro storie, spesso “storie di mare”, come quella del Capitano Charles Amherst Milward, le cui avventure vengono narrate nel dettaglio grazie agli appunti lasciati in eredità e concessi all’autore da Monica Barnett, figlia del capitano. In buona sostanza una lezione di “viaggio della conoscenza”, durante il quale si mette in discussione se stessi, si ha il tempo di ascoltare e di riflettere. Un testo che racconta un viaggio: errante, solitario, educativo.

Giacomo Morandi

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