Un’estate senza Sharm el Sheikh…

sharmStiamo per assistere ad una stagione turistica senza Sharm el Sheikh? Tutti gli addetti ai lavori lo ritengono altamente probabile. Ad oggi lo sconsiglio della Farnesina, pur restando escluse le località Marsa Alam, Marsa Matrouh ed Hurghada, è esteso a tutte le partenze di maggio e c’è già chi, fin da ora, si interroga su quali potrebbero essere le ripercussioni per il settore se lo sconsiglio fosse esteso a tutta l’estate. Si tratta, è risaputo, di una destinazione cosiddetta “top”, sia in ordine al fatturato sia rispetto alla presenza della destinazione egiziana nell’immaginario collettivo del turista.
Agli occhi del lettore non addetto ai lavori la più probabile prima reazione sarebbe quella di sottovalutare il fatto e considerare facilmente sostituibile il prodotto.

Anche la stampa di settore, di concerto con i tour operators, cerca in questo periodo di far passare il probabile sconsiglio per la stagione estiva come un falso problema o comunque come un fatto che non inciderà così fortemente sulle vendite, indicando in Marsa Alam (voli charter potenziati già da due mesi), Marsa Matrouh ed Hurghada le possibili alternative. Cercheremo, in due capitoli, di spiegare perché riteniamo che la perdita del prodotto Sharm el Sheikh per la prossima stagione non sarà indolore.

Partito e venduto: se l’estate egiziana non rappresenta certamente l’altissima stagione dal punto di vista climatico, quelli estivi sono comunque mesi nei quali storicamente le agenzie portano a casa numeri importanti giustificati, a maggior ragione negli ultimi anni, dall’imbattabile rapporto qualità-prezzo della destinazione e dall’incremento delle partenze (partito) sopratutto nel mese di agosto. Più grave ancora, stante lo sconsiglio permanente su tutta la stagione estiva, si verifichirebbe (sta già succedendo!) una forte contrazione rispetto alle prenotazioni (venduto) per i periodi di media stagione (marzo-aprile-maggio e settembre-ottobre-novembre), periodi nei quali il prodotto rappresenta il cosiddetto “pane di tutti i giorni”. Riusciranno Marsa Alam e le altre destinazioni, egiziane e non, a colmare questo gap?

Differenze di prodotto e marginalità: chi legge, potrebbe dibattere affermando che in un ottica di corto-medio raggio Tunisia, Isole Canarie, Capo Verde e Mediterraneo rappresentano sicuramente valide alternative per il turista insoddisfatto e che, alla realtà dei fatti, altre destinazioni egiziane restano comunque prenotabili. I numeri, quelli importanti, dimostrano però il contrario: il prodotto Egitto-Sharm el Sheikh, quando fruibile, ha sempre trionfato sugli altri anche considerando la diversa marginalità che nello specifico comporta per gli operatori. Per il resto: Marsa Alam e Marsa Matrouh (peraltro più costosa) hanno caratteristiche non paragonabili a Sharm el Sheikh in termini di varietà dell’offerta turistica e di servizi, così come Hurghada, pur avendo tariffe spesso più competitive della stessa Sharm el Sheikh, ha una differente fruibilità della barriera corallina oltre che un “impatto turistico” sicuramente meno appagante.

Attendiamo dunque, insieme ai lettori, i dati di fine anno sperando, in tutta onestà, di sbagliarci!
GM

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