Turismo in crisi?

Da un recente sondaggio di IPR Marketing commissionato da “Il Sole 24ore” , alla domanda:“Se avesse 1000 euro in più da poter spendere subito in un’unica opzione e non conservare: come li spenderebbe?”  ben il 37.3 per cento del campione di cittadini italiani intervistati ha risposto: “farei una vacanza/viaggio”. Se si analizza ancora più nel dettaglio il dato statistico, il campione con area di residenza “Centro Italia” risponde allo stesso modo con percentuali ancora più alte: 45 per cento degli intervistati. 

Vero è che un sondaggio è pur sempre un sondaggio, tanto più se impostato su un’ipotetica disponibilità economica, ma numeri come i sopra citati non lasciano spazio ad altro commento: il viaggio è sempre al centro degli interessi degli italiani.

Rimanendo per un attimo ancorati ai sondaggi demoscopici sulle intenzioni dei consumatori (in un periodo indubbiamente considerato di crisi generalizzata dei consumi), notiamo che il cosiddetto “turismo natalizio 2008”  vedrà ben 15 milioni di vacanzieri tra Natale e Capodanno, ben 2 milioni in più dal Centro-Nord rispetto al 2007 (fonte Confesercenti-PublicaRes-Swg).

Tali dati identificano un’Italia a due velocità? Contrastano con l’immagine di un Natale austero?

Secondo C. Albonetti (presidente Assoturismo-Confesercenti) “…la voglia di evasione sembra essere figlia della crisi e delle incertezze. La vacanza viene intesa da parte degli italiani non più come un di più, uno svago, ma come una vera e propria necessità per staccare, per ritemperarsi, per rigenerare forze ed animo in previsione di un periodo economico duro e difficile…” 

Stando ai dati di affluenza dei “vacanzieri” italiani nel periodo del ponte dell’Immacolata, senza ombra di dubbio i numeri confermano la tesi del presidente Assoturismo-Confesercenti

Del resto, per ottenere un più ampio riscontro sull’andamento del turismo incoming/outgoing occorre certamente differenziare per settore: da un lato montagna e città d’arte europee segnalano un incremento o quantomeno una stagnazione anche in previsione del 2009, mentre un significativo decremento sembrerebbe far registrare il turismo incoming, previsto in calo con un forbice compresa tra un -1.8/-2.5 per cento (CISET) e un -5/-6.3 per cento (Federturismo Confindustria).

Il pessimismo mostrato dagli addetti ai lavori, se si escludono gli exploit di montagna e città d’arte come detto, non lascia ben sperare ed è parzialmente giustificato. Prudenza e taglio dei costi sono linee guida anche per molte compagnie aeree internazionali. Il settore tour operating sembra tenere ma vede poche luci e molte ombre in vista del 2009. 

Ci sembra però utile evidenziare due diversi aspetti dell’argomento: il turismo “nostrano” dimostra indubbiamente vivacità e sembra reagire alla crisi in maniera per così dire “ribelle”, mentre l’aspetto più critico potrebbe dimostrarsi, più in generale, tutto il comparto incoming. Qui, infatti, la crisi mondiale frena (blocca in taluni casi) importanti flussi di turismo straniero, basti pensare a quello americano e a quello giapponese, particolarmente colpiti. Leggermente in controtendenza il turismo straniero proveniente dai paesi europei e comunque soggetto a riconferma. 

L’ipotesi più ottimistica che ci sentiamo di abbracciare appare quella in cui, anche da parte di chi ha deciso di rinunciare al viaggio/vacanza, subentri la volontà di comportarsi come i turisti italiani: in vacanza per “rigenerarsi” in vista di tempi più duri! I numeri faranno luce.

Giacomo Morandi

Siti Utili: Il Sole24ore, IPRMarketing, TurismoeFinanza

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