Sudafrica mondiale
martedì, giugno 15, 2010 1:43
Riflettori accesi sul Sudafrica. I mondiali di calcio hanno sempre rappresentato un’occasione unica per ottenere visibilità; durante questo periodo, oltre che di calcio, in tutto il mondo si parlerà dei luoghi, della storia e delle persone che sono l’essenza di questo paese.
Eppure immaginiamo che la vita di Nelson Mandela e il Kruger Park lasceranno presto spazio al business che ha letteralmente “costruito” l’evento; il giuoco del calcio del resto business lo è sempre stato: basti pensare che si calcola che la Fifa, a fronte di un investimento nel paese ospitante di circa 12 miliardi di euro (per lo più investiti nella costruzione degli stadi), potrà ricavarne circa il doppio tra indotto e sponsorizzazioni. L’evento finirà e il paese (con i suoi nuovissimi stadi!) tornerà ad essere ciò che era, con la povertà delle bidonville di Johannesburg, lo stridente volto mondano del Waterfront di Cape Town, il lusso dei lodge in Kruger Park e le periferie regionali, dimenticate e riflesse dal sogno mondiale.
Il parallelismo tra l’organizzazione dell’evento sportivo e lo sviluppo che il turismo ha vissuto negli anni in questi luoghi nasce spontaneo ed è lì a ricordarci che il rapporto di quest’ultimo con il territorio dovrà essere necessariamente legato alla consapevolezza che si tratta di un valore, da salvaguardare. Se da un lato è inevitabile che un evento come il campionato del mondo di calcio accenda e spenga le sue luci nel giro di un mese, dall’altro è inaccettabile che un evento di questa portata si esaurisca nella costruzione di stadi e nell’allestimento usa e getta ad uso e consumo dei media internazionali.
Il folkroristico Presidente sudafricano Zuma, apparso al fianco del Presidente Fifa J. Blatter durante la cerimonia d’inaugurazione, incarna il moderno Sudafrica del “compromesso”: il suo governo ha certamente “fatto cassa” con l’evento ottenendo ciò che con ogni probabilità non verrà destinato in futuro a dare una risposta concreta alle reali necessità del paese.
Nelson Mandela, al di là delle tristi vicissitudini personali che lo hanno costretto al forfait durante la cerimonia d’apertura, non ha ancora goduto del giusto spazio sul palcoscenico della manifestazione. Proprio lui, più di altri e meglio di altri, potrebbe rammentare con forza al suo paese e a chi sembra essersene dimenticato, che in fondo qui non si stanno solo tirando due calci al pallone al suono delle vuvuzelas…
Giacomo Morandi




