No ad altri casi MyAir, ma generalizzare è troppo facile

“Trappola Low cost”, “Inferno in Aeroporto”, “Beffa di mezza estate”: questi solo alcuni dei titoli che abbiamo letto in questi giorni a seguito dell’episodio per certi versi incredibile, per quanto fortemente prevedibile ed evitabile, dei 172 cittadini marocchini bloccati all’aeroporto di Venezia in seguito allo stop imposto alla compagnia MyAir dall’Enac a causa dei mancati pagamenti delle rotte aeree da parte della società vicentina.

Vicenda tutta italiana questa, dato che la voragine finanziara di MyAir non è di certo notizia degli ultimi giorni e che l’agonia è stata colpevolmente allungata (si è addirittura provveduto a finanziare con interventi pubblici alcune rotte dagli aeroporti del sud) fino ad arrivare all’inevitabile punto  di non ritorno che si è manifestato con lo stop dei voli dei giorni scorsi e con i disagi ad esso conseguiti.

E’ chiaro che occorre aprire una riflessione sul margine operativo che le compagnie di questo tipo avranno sul mercato in prospettiva futura e che una maggiore rigidità nei criteri di controllo economico, magari anche con l’istituzione di organi appositi da parte dell’Enac, appare oramai come esigenza imprescindibile.

E’ doverosa però anche una riflessione di altro segno riguardante il purtroppo consueto allarmismo, prevalentemente orientato alla disinformazione e al sensazionalismo che, puntuale si ripresenta, in particolare nei periodi estivi in cui spesso le pagine dei giornali si riempiono delle più svariate disavventure riguardanti il “popolo dei vacanzieri”, che sarebbe bene cominciare a rispettare evitando anche certe etichette dai toni vagamente sprezzanti e razzistici.

Ecco allora che si è letto, tra l’altro, che più del 50% dei passeggeri estivi sarebbe a rischio di rimanere a terra per il cataclisma che sta coinvolgendo gran parte delle compagnie aeree o che i tour operator disattenderebbero puntualmente tutte le riprotezioni previste dal decalogo europeo a tutela dei viaggiatori in tema di overbooking.
Ogni volta insomma, quando i media parlano di turismo outgoing, cadono (e a pensar male si direbbe volontariamente) nel troppo facile tiro al bersaglio che coinvolge più o meno un’intera industria che meriterebbe di certo ben altra considerazione.

Il caso per certi versi più curioso quello di un trafiletto apparso su un quotidiano di una certa rilevanza, che riportava alla stregua di testimonianza “dolorosa” la notizia che consultando sul sito web le tariffe su una certa tratta di una compagnia aerea (si parlava, sparando sul mucchio, di Alitalia dimenticando il tema low cost) erano considerevolmente aumentate (da 494 a 640 euro) da un giorno all’altro.
“E sul web proliferano le tariffe beffa”: questo il non tanto velatamente accusatorio titolo, che nella foga del momento, accomunava una sacrosanta politica di prezzi in un sistema di libero mercato basata sul contingentamento dei posti delle tariffe promozionali, alle vicissitudini dei passeggeri coinvolti nell’episodio MyAir.

Tra le motivazioni che ci spingono a continuare con passione il lavoro su questo blog, fondamentale importanza riveste quella che ci porta, seppur nel nostro piccolo, ad osteggiare questa disinformazione, o eccesiva generalizzazione, che troppo spesso emerge quando si parla dell’industria turistica.
Certo, l’occhio è sempre puntato in modo vigile e critico su un settore che, più di ogni altro, anche perchè in velocissima evoluzione, va monitorato nei suoi adattamenti; la nostra convinzione però è che la miglior tutela per chi intende usufruire di un servizio sia la corretta e completa informazione e non la diffidenza orientata spesso dal pregiudzio.

 

Federico Baldarelli

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