Messico: si prova a ripartire

Da tempo attesa dalle associazioni dei tour operators, è arrivata, in data 15/05 la comunicazione ufficiale del Ministero degli Esteri che pone fino al warning sulla destinazione Messico.
Lo “sconsiglio” del Ministero stesso, comunicato nei giorni immediatamente successivi al verificarsi dei primi casi di influenza A/H1N1 in territorio messicano, aveva in pratica comportato il blocco dei flussi verso la destinazione e indotto i tour operator ad attivare canali diretti con le agenzie di viaggi per gestire la crisi e a valutare modifiche di destinazione o data partenza senza l’applicazione di alcuna penale per chi aveva già prenotato.
Anche le associazioni degli agenti di viaggio hanno espresso il loro parere favorevole in merito a tale decisione come dichiarato da Amalio Guerra (foto a destra), presidente Assoviaggi Confesercenti: “Siamo stati sempre a difesa delle posizioni dei nostri clienti, sostenendo le giuste richieste di chi ha tutto il diritto, come essere umano prima ancora che come soggetto economico, di non mettere a rischio la propria salute e incolumità”.

Il grosso del problema, come spesso accade nei casi di emergenza internazionale, è consistito però nella poca coordinazione e uniformità delle politiche dei vari paesi, tanto che, molti Tour Operator hanno da subito lamentato il fatto che gran parte delle compagnie aeree e degli operatori turistici locali, continuavano ad applicare penali sugli annullamenti sostenendo d’altra parte che la mole di questi, pervenuta dal nostro paese, fosse del tutto sproporzionata in relazione all’effettiva emergenza registrata, sopratutto nelle zone turistiche della penisola dello Yucatan e, nello specifico, dello stato di Quintana Roo.

In realtà la comunicazione del 15/05 del MAE, pubblicata sul sito viaggiaresicuri non è del tutto tranquillizzante nel segnalare il “permanere di una situazione di emergenza sanitaria” aggiungendo che “i viaggiatori devono essere consapevoli del rischio di esporsi al contagio….attenersi alle misure igienico sanitarie eleborate dalla OMS e…limitare la frequentazione di luoghi pubblici….evitare di salutare con strette di mano o baci”.
Fatto sta che, in seguito all’avviso che comunica comunque una riduzione dei casi di contagio e riapre in qualche modo il mercato turisico verso la destinazione, i tour operators provano a ripartire dopo aver tracciato un primo bilancio delle conseguenze del blocco.
Certo è che le strategie, come naturale, cambiano a seconda degli investimenti programmati per la destinazione e se, da una parte, c’è che preferisce evitare le vendite in attesa di sviluppi futuri maggiormente delineati, dall’altra c’è chi ha già messo sul tavolo forti promozioni con l’intento di rilanciare in pieno la destinazione.

L’enorme mole di informazioni, spesso contradditorie e improntata di volta in volta all’allarmisno più cupo o all’ottimismo più tranquillizzante non hanno di certo aiutato a comprendere fino ad ora la portata effettiva del problema che, a quanto pare, non è del tutto chiara anche dopo l’ultimo avviso della Farnesina.

Non sono mancate le accuse, di certo eccessive, di chi sostiene che come sempre gli interessi economici e i  flussi turistici debbano prevalere sulla sicurezza sanitaria delle persone. Allo stato attuale delle cose, la migliore garanzia per tutte le parti in causa appare proprio quella di lasciare ampio margine alla libertà e alla capacità di giudizio individuale riguardo alla programmazione eventuale del proprio viaggio.

 

Federico Baldarelli

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