Egitto, ripartire è possibile

Misure urgenti per il settore: questa la richiesta al governo giunta da  Federviaggio e Fiavet a seguito di una prima stima del danno economico derivante dal blocco delle partenze verso l’Egitto.
Le due associazioni hanno richiesto la convocazione

di un tavolo straordinario e, previsione dei conti alla mano, hanno stimato in ben 2mila unità il numero delle aziende a rischio per via delle mancate entrate. Fiavet con una sua nota ha stigmatizzato che “La chiusura di due destinazioni turistiche da 1,3 milioni di arrivi di italiani e vendite per 1,25 miliardi di euro corrisponde alla scomparsa repentina di un quarto del valore totale del venduto per i viaggi all’estero”.
In termini economici le perdite stimate sono di 8 milioni a settimana, cifra destinata a crescere in caso di prolungamento della crisi in prossimità dell’alta stagione, “un confronto tra le parti interessate – secondo il presidente Fiavet Cinzia Renzi (foto) – è l’unica via per ridare certezza al settore”.
Inevitabile e giustificata la preoccupazione delle associazioni turistiche e la volontà delle stesse di aprire un dibattito urgente sulla questione e sui possibili rimedi. Altrettanto evidente che le difficoltà di un settore che nell’ultimo decennio ha convogliato -talora forse anche in modo disequilibrato- una parte così importante del mercato su una singola destinazione, siano legate principalmente all’evolversi  della crisi egiziana il cui peso appare decisivo nel bilancio economico globale e non solo turistico.
Fino a qualche giorno fa il regime egiziano sembrava più che altro impegnato nel tentativo di cristallizzare in un sostanziale stand-by le proteste di piazza attraverso la tessitura di colloqui con le principali forze d’opposizione.
Nel tentativo di abbassare la temperatura politica, si è cercato di sottrarre il più possibile al palcoscenico la figura del presidente Hosni Mubarak,  da ieri ufficialmente dimesso e l’auspicio dichiarato dagli uomini dell’esercito che hanno momentaneamente preso il potere  è quello di varare “un calendario per un organizzato e pacifico trasferimento dei poteri” in vista di prossime elezioni.
Gli equilibri insomma, sono quanto mai delicati e nell’analisi non si può ovviamente tralasciare il rischio di pericolose derive terrorisitche da parte dell’estremismo islamico. Posto che, considerati anche gli enormi interessi economici che coinvolgono anche i più influenti paesi dell’occidente, questa transazione non traumatica possa effettivamente realizzarsi, sembra tuttavia inevitabile preventivare una realizzazione elaborata e dai tempi piuttosto lunghi.
Tornando all’analisi che in questa sede più ci preme, la prima reazione della domanda turistica nel breve termine è sembrata fortunatamente piuttosto elastica facendo registrare un incremento delle richieste (molte a riprotezione) per le isole Canarie. Da rimarcare, a questo proposito, che il conseguente incremento di investimenti sulla destinazione potrebbe aprire una volta per tutte un’ulteriore riflessione tra gli operatori per il rilancio di una destinazione che nei decenni passati aveva una dimensione ben più ampia del semplice prodotto surrogato.
Detto questo appare comunque evidente che il mercato turistico mondiale (e quello incoming egiziano in prima fila) non possa permettersi ad oggi di perdere definitivamente quella che è stata, soprattutto dai primi anni ’90 ad oggi, una delle sue principali risorse. Le componenti coinvolte sono molteplici e gli equilibri quanto mai delicati; azzardare una previsione sull’evoluzione dei fatti, che riguarda peraltro solo marginalmente il settore turistico, è decisamente complesso. 

Una considerazione, che vuole essere semplicemente un input per un ragionamento più allargato, ci sembra però doverosa: se è vero che da sempre, si parla del turismo anche come forma di contatto e comunicazione tra popoli di terre e culture diverse, è proprio in occasioni come questa che il settore (e il turista stesso prima di tutti) dovrebbero comprendere la varietà dei modi per conoscere, apprezzare e perfino amare una destinazione. Il caso specifico potrebbe quindi rappresentare l’occasione per cercare di cogliere il significato della protesta e del malessere di un popolo e del suo paese che se fino ad ora ha trasmesso l’ immagine migliore di sé, legata alle inestimabili bellezze storiche e naturalistiche, si trova oggi a manifestare apertamente anche le proprie difficoltà socio-politiche.

Federico Baldarelli

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