Body scanner: in discussione diritti e doveri dei passeggeri

In Europa si sta discutendo in questi giorni sulla necessità di introdurre ulteriori sitemi di sicurezza (body scanner) negli aeroporti con maggior traffico passeggeri. Ciò come diretta conseguenza della specifica modalità con la quale si è svolto l’ultimo attentato in ordine di tempo (volo Amsterdam-Detroit del 25/12), nel quale l’attentatore letteralmente ha “indossato” materiale esplosivo all’interno dei propri slip.

La discussione non poteva non coinvolgere anche l’Italia con l’immediata decisione del Ministro degli Interni Maroni, di concerto con l’omologo agli Esteri Frattini, circa l’opportunità di adottare anche negli aeroporti italiani (Milano e Roma) tali dispositivi.

Il Ministro degli Interni Maroni
Il Ministro degli Interni Maroni

Premesso che la decisione del Governo, qualora definitiva, dovrà comunque essere valutata dalle società di gestione aeroportuale competenti, la discussione verte su argomenti come sempre delicati e spesso poco afferrabili come il diritto alla privacy.

Il dispositivo “incriminato” ha del resto vari gradi di applicazione (fino al “full” body scanner) ed è proprio la sua introduzione graduale che ha suscitato non poche polemiche. Il governo inglese è “sotto attacco” mediatico rispetto all’applicazione integrale del dispositivo (full body scanner) a minorenni. Viene tirata in ballo proprio la sopracitata legge sulla tutela della privacy per i minori.

La diatriba che si sta tentando di inscenare tra la tutela dei diritti (l’obbligo di esposizione del corpo nudo di un passeggero peraltro opacizzato sullo schermo) e il miglioramento dei sistemi di sicurezza aeroportuali è a nostro avviso priva di significato.
Lo scopo della decisione di adottare i body scanner ha un solo obiettivo: limitare il rischio attentati negli scali aeroportuali, con evidenti positive conseguenze per la lotta al terrorismo. A chi avesse poca memoria, ricordiamo che certi dibattiti furono affrontati già al momento dell’introduzione del metal detector, delle restrizioni/perquisizioni ai bagagli, e più in generale si è toccato l’argomento ogni qual volta fossero in discussione “limitazioni” alle libertà personali.

Nell’evidenza della necessità (giustificata dall’incremento di episodi di terrorismo con le modalità suddette) di aumentare i controlli negli aeroporti, ogni argomentazione legata al diritto individuale rispetto al diritto collettivo rischia di rappresentare una premessa (se non una conferma) di una poca predisposizione della collettività ad una analisi realistica e pragmatica dei fatti.

Giacomo Morandi

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