Alta stagione: tour operators e strategie di mercato

Agosto. Torna ad essere nel pieno della stagione il carrozzone “turismo” alle prese quest’anno con una delle più gravi crisi economiche degli ultimi trent’anni. Fallimenti, dismissioni o anche semplici crisi temporanee (c’é da sperarlo) hanno colpito buona parte degli attori fino a qualche mese prima protagonisti del mercato.

Se della suddetta crisi si è ampiamente discusso non meno di altri in questa sede, il post di oggi è orientato all’analisi delle dinamiche turistiche che stanno in qualche maniera modulando la domanda proprio in funzione di quanto detto in incipit e nei confronti delle quali, di questo discuteremo, i tour operators si sono scoperti per molti versi impreparati.

Veniamo al dunque: da tempo si parla di ri-modulazione della domanda turistica, intesa come esigenza di un’offerta più flessibile anche e soprattutto in termini di durata (short-break per gli esterofili). Internet d’altro canto evolve (non potrebbe essere altrimenti), e l’alfabetizzazione informatica crescente rende più difficile per i tour operators veicolare la domanda verso prodotti evidentemente meno competitivi (i propri).

La domanda è: “posto che nella programmazione più classica (pacchetto di viaggio volo + soggiorno durata settimanale) i tour operator, chi più chi meno, la fanno ancora da padrone, per quale motivo latita quella programmazione flessibile di cui tanto si discute?” Scelte dettate dai costi? Quale potrebbe essere la fetta di mercato ancora oggi disponibile? Coloro i quali, ad esempio, non sono ancora disposti alla completa fruizione del mezzo internet (effettiva prenotazione di servizi on line) e al tempo stesso non trovano riscontro nella pantagruelica programmazione dei t.o. una volta sedutisi in una qualsiasi agenzia di viaggio.

E’ certamente questo un target “fluttuante”, probabilmente già fruitore del classico pacchetto turistico ma al tempo stesso disponibile ad una secondo se non a un terzo viaggio nel corso dell’anno, di più breve durata, ma possibilmente “garantito” dalla programmazione dei tour operators.

Ecco la chiave d’interpretazione: database e quindi identikit della domanda, programmazione mirata e quindi ottimizzata dell’offerta. Un esempio? Alitalia (si proprio Alitalia!) ha ultimamente adeguato alcune sue tariffe così da “posizionarsi” in competizione con il segmento low cost: il tutto rispondendo per certi versi a quella spinta verso la flessibilità che anche per un operatore per certi versi “istituzionale” rappresenta una strategia per diversificare l’offerta ed acquisire fette di mercato. Alitalia non è un tour operators siamo d’accordo, ma sembra disposta a giocare la sua parte.

Tutti sono consapevoli della necessità di sufficienti margini economici, nessuno (o quasi) è disposto a collaborare (e scommettere) per ampliare l’offerta e conquistare gli “indecisi”. Il paragone con la politica del consenso elettorale non giunge immotivato: non è tanto sulla “spartizione” degli elettori votanti che si gioca la partita, sono con buona probabilità gli astenuti e gli indecisi la chiave della vittoria…

Giacomo Morandi

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