Il franchising

mercoledì, aprile 23, 2008 17:18

fra-con.jpgSi tratta di una delle forme di collaborazione più note in ambito commerciale e, da diversi anni, tale forma è entrata in maniera preponderante anche nel mondo del turismo: il franchising. Tralasciando la definizione tecnica “da manuale” secondo Husson Dumoutier e Montarlot, lettura cui volentieri rimandiamo il curioso lettore indicando la fonte in calce, definiamo più praticamente cosa si intende per FRANCHISING:

“il franchising consiste in una forma di collaborazione commerciale continuativa tra più imprese satelliti che usufruiscono di un marchio comune e di una serie di tecniche e conoscenze (know-how) concesse da un’impresa madre chiamata francisor. Le imprese associate (franchisees) godono di piena autonomia giuridica, ma sono collegate contrattualmente all’impresa promotrice (franchisor).”

Il franchisor deve godere di un’importante immagine e di un marchio conosciuto oltre che di competenze tecniche e manageriali. Il franchisee, non godendo di alcuna immagine di mercato, deve essere in possesso, oltre che di una licenza commerciale, di una buona conoscenza del mercato locale. Attraverso queste due referenze fondamentali si può comprendere come l’organizzazione in franchising sia conveniente sia per l’impresa madre – che può estendere capillarmente la vendita del proprio prodotto presentandolo con le stesse caratteristiche in luoghi differenti – sia per il franchisee che sfrutta il marchio del franchisor per farsi una clientela permanente.

Il fulcro dell’idea del franchising è quello di dar luogo ad una reazione a catena di cui beneficiano tutti i componenti della “rete”, laddove il successo del franchisee si ripercuote sul nome del franchisor e viceversa. Se appropriatamente impiegata, questa formula commerciale può arrecare beneficio a tutti coloro che la adottano e può contribuire incisivamente allo sviluppo dell’intero sistema economico.

Certo, non sono solo “rose e fiori”: così come sono molti i network in crescita, in alcuni casi vere e proprie realtà consolidate nel trade turistico nazionale, esistono pure molti casi di difficoltà oggettiva nel portare avanti progetti realmente continuativi: fallimenti, penali, conti economici fuori controllo.

In definitiva sono tre le tipologie di franchising:

-franchising di distribuzione

-franchising di produzione o industriale

-franchising di servizi.

franchising.jpgQuest’ultima è la formula di franchising che meglio si adatta al settore turistico anche se fino ad oggi ha trovato maggiore applicazione nel campo della ristorazione e della ricettività.
Il franchisor ha l’obbligo di concedere i propri segni distintivi al franchisee, allestendo il punto vendita e somministrando tutti i beni necessari al raggiungimento di risultati positivi (?); inoltre ha il dovere di occuparsi dell’addestramento professionale del personale (?), dell’assistenza tecnica e commerciale al francisee.

A sua volta il franchisee è tenuto a rispettare gli standard di vendita stabiliti dal franchisor e a versare periodicamente un corrispettivo al suo franchisor come diritto di entrata ed eventuali royalties costituite da percentuali sulle vendite o sul volume d’affari. Altre clausole possono riferirsi all’esclusiva: l’impresa madre s’impegna a non svolgere in un territorio dove sia presente un suo franchisee alcuna attività sia in proprio che attraverso altri franchisee; il punto vendita si impegna a non vendere altri prodotti che non siano solo ed esclusivamente quelli forniti dall’impresa madre. La durata di tipo di contratto è generalmente di medio periodo da 5 a 9 anni.contr.jpg

Concludiamo con alcune considerazioni legate ai punti interrogativi (?) sopra citati: nel primo dei due casi, non sempre avviene che l’impresa madre nel portare avanti la sua attività agevoli necessariamente l’attività del franchisee, proprio perché spesso legata a conti economici “obbligati” e calcolati in primo luogo in base alle esigenze del franchisor che appunto non sempre strettamente coincidono con quelle del franchisee. Il secondo interrogativo riguarda più da vicino una delle polemiche ancora in auge tra agenzie dettaglianti private e franchisee: le prime, proprio rispetto al grado di preparazione professionale degli agenti di viaggi/franchisee, ritengono (ragionevolmente) che il mercato sia ormai in mano ai grandi network che attraverso un raggiunto enorme potere commerciale e un prodotto “vincente”, possono permettersi di “aprire” punti vendita con la presenza di personale privo di reali capacità professionali, spesso giovane senza esperienza che, sempre a detta dei polemizzanti, screditerebbe la “categoria”. I numeri (ed i consumatori!) spesso seguono dinamiche sfuggenti…

Giacomo Morandi

Fonte: “Il direttore tecnico dell’agenzia di viaggi” , Adriano Biella e Gilberto Borzini – 2007 VI EDIZIONE, MAGRINI EDITORE


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