Sudan ed Etiopia 02-03/2006 – Prima parte

images1.jpgMatrimonio islamicoKhartoum 24 febbr 06

Mues e’ vestito alla bisogna, come lui lo zio. Un indo-canadese, io, I miei due compagni di viaggio, il mehari. La veste scura della notte ha gia’ avvolto la calda luce del sole. E’ un giovedi di febbraio che precede il giorno di festa. Molte machine escono dalla citta’ con il loro ammorbante rumore.anche noi, in direzione sud. Dentro cibo e donne. Noi fuori su sedie di plastica tra giovani in camicie profumate e anziani in lunghe tuniche bianche e turbanti tirati in testa. Dalla casa dello sposo muoviamo a quella della sposa. Prima le donne con pulmini e machine accartocciate. Dietro noi. Sovrapensiero facciamo per entrare. Ci fermano. Sono solo teste velate di ragazze in ombra del forte neon che abbiamo davanti agli occhi. Nello spazio tra le case e’ quasi tutto allestito: cinque elementi musicali, un cantante. Aspettiamo. File di sedie femmine a sinistra. Aspettiamo ridendo con I bambini. File di sedie maschie a destra. Aspettiamo con I gentili sudanesi. Sono sempre sorridenti e soprattutto ospitali. Ma la loro dote innata si chiama altruismo.

Ancora una volta nella nostra orrizzontale terra chi meno ha, più gioia condivide. Come un immensa grande famiglia. Aspettiamo curiosi mentre l’ora della cena ci ricorda che e’ passata. Enormi e vecchi tappeti in mezzo alla scena. Si accendono due schermi, due enormi telecamere in diretta sormontate da luci abbaglianti. Gli sposi arrivano con la macchina nello spazio tra le sedie. Parte la musica. La coppia viene schiacciata dalla felicita’ della folla, da manicanti e urla. La maggiaor parte delle ragazze rimane seduta. L’entusiasmo adrenalitico percepito e’ come l’energia della nascita, la scalata della vetta piu’ vicina al cielo..da dove, sono sicuro, si vedrebbe le scintilla di questo accumulo di molecule umane. L’energia, invece, che corre su linee continue di cavi porta, a volte, ad inaspettati contrattenpi. Soprattutto qua dove il risparmio e’ dettato dall’assenza. Cosi’ stele e una piccolo luna nell’oscurita’ chiudono la celebrazione. Mues ci raccoglie per partire. Ma veniamo fermati di nuovo da mani aperte per consumare il pasto in comune. Povero ma saporito e sincero. Parlo con mohammed in uno storpiato ottimo inglese delle promesse e difficolta’ di un governo privo di materie prime e denaro. “mancano scuole, strade, ospedali e anche cibo, ma la vita continua sempre bene”…dice anche allah, prigione, guida e supporto dei popoli islamici.

E’ la sua benedizione che chiude l’ultimo rituale. Selvaggi canti nubiani delle ragazze come orde di tacchini in fuga. su.jpgProfumi intensi come campi di gelsomino in fiore. Collane religiose sui loro colli stretti, tutti, in gruppo sotto la benevola mano di allah.

Port Sudan – 27 febbr 06

Da Kassala, sudan, ad Asmara, eritrea, la situazione e’ molto tesa. I due paesi sono ancora in conflitto e anche se passiamo nel limite di sicurezza, i controlli nei confronti dei stranieri sono rigidi. Ieri per aver girato due minuti di video interno all autobus abbiamo perso quasi due ore in controlli, permessi e dimostrazioni. noi alterniamo gentili sorrisi e pacche sulle spalle, a rigidi VAFFANCULOCAPITOVAFFANCULOVAFFANCULO con grida e minacce di fasulli generali e lontane ambasciate; strappando spesso i passaporti dalle mani dei docili militari. ma come un cane disturbato mostra i denti ringhiando, cosi’ ci viene mostrata due volte la pistola invece del tesserino. a port sudan l’immigration office e’ una formalita’ di trenta minuti. rifacciamo strada su un cassone pick-up contrattato ad un quarto del primo prezzo. direzione mar rosso, pace riposo e immersioni… stock-stock. l’idillio dell attesa spaccato dall’ennesimo posto di blocco. il sole alto dell’inverno africano (ci saranno 40gradi!) fermenta nei rifiuti, nei sacchi dei bambini scalzi, tra cammelli fumo e capre della bidonville appena passata. apre la nostra pelle e riscalda i nostri nervi. irrigidisce i visi e per i poveri soldati non troviamo piu sorrisi. siamo comunque costretti a tornare in citta’ e perdere altre due ore. il generale si scusa e ci spiega che e’ per la nostra sicurezza! oggi ero seduto tra le uniche dieci tende di una fantasma Harus in costruzione e un basso rumore meccanico me ha incuriosito a girare la testa. dove la linea continua del mare si fonde con l orizzonte del cielo passava una nave da guerra. issava bandiera sudanese e si spostava in direzione sud. i cannoni erano spenti. speriamo per sempre. adesso siamo di nuovo a port sudan. un italo-eritreo ci invita a cena in barca. dopo tanto un piatto di pasta, una grigliata e cream caramel. avra’ anche un bicchiere di buon vino? domani notte voleremo a khartoum, non prima di ricambiare la gentilezza ad ali’. lui ha studiato undici mesi a perugia, parla un buon italiano e tre giorni fa, appena arrivati in citta’e stanchi di dieci ore di viaggio e due di polizia, lo abbiamo agganciato sulla strada. non solo ci ha accompagnato al ristorante, in giro per la citta’ con la sua macchina e poi fino in hotel, ma ci ha anche pagato la cena. sudan!people country!sudan!

Port Sudan – 28 febbr 06

Maurizio e’ un oste impeccabile. e il suo cuoco egiziano potrebbe dirigere le cucine del castelli di addis ababa o di un altro ottimo ristorante italiano. amo ogni spezia orientale (be’, quasi) e mi diverto nel provare piatti africano come stufati nordeuropei o grigliate sudamericane. ma come il bambino perso e’ felice per il nuovo spazio, ma poi stringe forte quando riabbraccia il seno materno cosi’ mi sono emozionato nel riassaporare olio di oliva, pasta e prosciutto. il capitano maurizio vive ormai da molto buona parte della sua vita sul khaterina. sui trentasei metri del suo veliero tra i reef del sudan e dello yemen. Senza nome.bmpdecidiamo all’unanimita’ di rinunciare alle montagne nuba e di godere per soli (!) tre giorni del susso di una barca da tredici persone, per soli tre ospiti. dolcemente il tempo ci accompagna alle sere stellate. alterniamo cibo e sole, letture e giochi ad incredibili immersioni a sanganeb e dentro l’umbria. la nave italiana che nel ’40, carico di 60.000 bombe e attrezzature edili dirette al contingente in eritrea, venne autoaffondato dal capitano per non cadere in mano inglese. questa mattina siamo arrivati a cinquatuno metri di profondita’ per cercare squali martello e poi giocato e nuotato in mezzo ad una quarantina di delfini felici. acqua blu intenso tutto intorno a noi. veramente lontani da guerre, religioni fraintese, pensieri e dolori. un sogno senza eguali. pace dentro me.

Khartoum – 6 marzo 06

Il tempo non e’ mai abbastanza. Forse si per gli animali. Sicuramente per gli inanimate. Ma studi ed informazioni, libri e confronti non sembrano mai completare. Un fuoco di notte nel deserto raggiunge la semplicita’ che porta al tutto. Semplicita’ che porta a bellezza. Due mesi in terre arabe non colmano pero’ il sapere. Due giorni fa grazie al nostro contatto in Khartoum, l impagabile mues, siamo riusciti a scrivere una nuova pagina della nostra missione. Tramite lui abbiamo incontrato sanah che lavora nel village children sos. Ci hanno prima accompagnato al ardomun market. Tra polvere e odori acri acquistiamo vestiti, mutande, piccolo sedie in plastica, ciabatte, palloni, patatine…lungo vorie contrattazioni, sotto il caldissimo sole vediamo avverare un nostro piccolo sogno. I bambini sono splendidi, vivi e felici di giocare,, ballare stringere e accarezzare I nuovi amici. Ne il manager, ne le educatrici portatrici di un pasto caldo riescono a staccarli da noi. Ma quando il sole scende lontano dai nostril occhi luminosi dobbiamo salutare e tornare in citta’. Il rispetto delle culture anche piu’ lontane dalla nostra e’ una scelta per ogni viaggiatore responsabile. Ma a volte piccolo atteggiamenti impensati vengono fraintesi e giudicati peccato. Davanti all ufficio di mues, in una delle strade principali della citta’, tiriamo le ultime foto eccitati ancora dalla giornata speSciale. Sanah e’ con noi, vicino a noi, troppo per il corano. Cosi’ l’ennesimo invasato mussulmano sente ferito il nome di allah. E dieci min dopo essere rientrati in hotel, sette poliziotti armati e condotti dal negoziante vicino, entrano aggressivi…Continua

(appuntamento con la seconda parte del diario di viaggio Sudan ed Etiopia 02-03/2006 on line dal 04/01)

Simone

Sito utile: Movingslowly

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