Myanmar 01/2004

my.jpgRACCONTI DI VIAGGIO

MYANMAR uno Yangoon 28.01.04 il rosso tramonto del sole riflesso sulla pagoda dorata della shwedagon paya di yangoon infonde la magica pace della golden land troppo facile il bersaglio a cui si rivolge; cosi’ il mio cervello scarica

 l ultima sua barriera e si lascia colare in perle di bianco riposo. il giallo thanakha dei visi in preghiera massaggia dolcemente i miei occhi. il muoversi lento del rosso dei giovani monaci, spezza a incantesimo le lancette di tutti i tempi … (come non soddisfare le semplici richieste di cosi’ tante genuflessioni?)

due pyey 30.01.04 il cuore rallenta il suo corso e I battiti che si ripetono sembrano musica e miele. Le nuvole basse sulla periferia della citta´ ovattano questo incredibile mondo. I piccoli uccelli dalle ali maculate e candide, cantano il ritmo lento del sole che scende dietro le verdi colline di Pyey. La loro musica arriva molto piu´ felice dei nostri volatili; come festeggiare questa esplosione incontaminata di verde I bambini risplendono sorrisi sinceri ricambiati con giochi e bianco dei miei denti farfalle tutto intorno a noi.

Tre Mimbo 01.02.04 Dormiamo a magway poco distante dal nostro monastero di arrivo. A magway non ci sono altri turisti oltre noi due e una coppia di stanchi tedeschi. La citta´ vista dall irrawady e´ quasi introvabile; alberi e vegetazione confondono la mano dell’ uomo da quella di madre natura. I camion che prendiamo al volo di buona mattina non e´ affatto un business class; quasi pero´ piu´ comodo del tavolaccio notturno. A mimbo ci dissetiamo. E un vecchio cavallo ci traina fina al melbengone monastery (?) Siamo qua per incontrare chi da molto tempo da energia ai racconti buddisti; ad almeno uno dei quattro monaci che riescono a smaterializzarsi, a volare, a sopravvivere per 15 giorni in camere infuocate per vivere altri mille anni. Il piu giovane dei monaci ha quasi 200 anni; si dice più di mille del più anziano. E dalle foto che ci mostrano…ci siamo quasi. Decido con fabio di evitare per 24 ore qualsiasi commento. Visitiamo le camere del fuoco. Rilucenti di mille riflessi di specchi … un sifone vecchio di polvere, bilanciato da mattoni e sospinto dal moto continuo e instancabile di un anziano monaco che con un gioco di corde e bambu gli da´ forza, alimenta il fuoco di millenari esperimenti alchemici. Il risultato del fuoco sona la mescla di vari minerali, alla ricerca, pare, della fusione filosofale. Ancora giallo thanakha di una giovane imbianchina armata di una vecchia spuntata scopa. Le mosche si divertono con I pochi peli che escono da sotto il mio longey. Fabio dorme e tutto questo si moltiplica per tre, negli occhiali a specchio stile super occidentale che I due frati alchimisti indossano per sentirsi, forse, piu´ vicini a noi. questa notte dormiamo qua…

LA CERIMONIA: La stanza del ricevimento non e´ del tutto gremita, ma al nostro arrivo gia´ piu´ di un centinaio di fedeli siedono a gambe incrociate nella plastica ornamentale. Seguendo lo svedese Swen e dopo aver elargito un discreto numero di pistatoni arrivo fino in seconda fila. Tre vecchie sedie di legno poste al termine della sala, dividono il tutto da un piccolo altare. Un budda dorato illuminato da candele. Sei ombrellini bianchi tessuti da chissa´ quale nonna molto tempo addietro. Premetto che non e´ semplice scrivere di una celebrazione dai forti contenuti religiosi; sia per ci crede che per l ateo. Soprattutto quando nel rituale avvengono miracoli…la posizione è molto scomoda.

Le lampade giallo rame diffondono una luce tenue e rendono l area vibrante. Otto suoni ritmati di gong richiamano I monaci sull’ altare. Inizia la neniosa preghiera che spegne I pianti dei neonati. Cerco di prepararmi all’ incontro svuotandomi di preconcetti e idee; senza influenze, ma sempre simone. …e come un essere che arriva dal nulla, con un agire felino, inaspettato quanto la scelta di una donna, il primo dei quattro affiora, meglio si fionda sulla finestra a un metro da me.

Quasi muori di spavento. Veste un longye bianco sotto una lunga giacca anch’ essa bianca. Un turbanti a tono fascia la testa del monaco. Da esso scende un velo morso in bocca. Mi inchino con gli altri in segno di rispetto e certo del privilegio di assistere ad una cerimonia che nessuna guida al mondo riporta. L energico e simpatico vecchietto raccoglie le suppliche dei fedeli, benedicendo con sonore pacche sulle spalle. Tra chi gli offre doni, molti allungano banconote. Il bianco pluricentenario le raccoglie e se le schiaffa (nel senso vero del termine)in fronte. I Kiats rimangono incollati, lui si prona e I birmani rinsaccano. Si avvicina. E´ davanti a me. Vorrei toccarlo. Il dubbio mi immobilizza. Prendo mille kiats dalla borsa ma penso che ho perso l occasione. Che non tornera´ da questa parte. Che avrei potuto agire. E in quel preciso istante, come se avesse sentito le grida della mia mente o il fastidioso sussurro delle mie riflessioni, si gira e torna giusto davanti a me.

Ricevo anch’ io la benedizione e mentre continua il suo giro, dal soffitto scendono prima due noci di cocco( che quasi accuccano a quelli poco piu´ a destra di me) poi diverse candeline. Vedo con precisione da dove cadono. Strano e´ dover accettare che non ci sono aperture nel soffitto. Tutto sembra muoversi in un tempo molto antico e le cornici impolverate, l odore di incenso e di essere mi trasmettono eccitazione ed emozioni forti. Quando il monaco prende il “volo” da una finestra e riappare dopo poco, si poco, non so forse quindici secondi dalla stanza opposta a questa, ecco questa sensazione si esprime al massimo livello./ Come quando per ben due volte veniamo chiamati da lui per controllare che fuori della finestra non ci sia niente, come testimoni di fronte a tutti del magico volo. Assistiamo increduli, anche alla smaterializzazione di tre palline metalliche dalla mano di un fedele e alla rimaterializzazione delle stesse nelle mani di un altro, in piedi a dieci metri dal primo. L apparizione poi degli altri tre riavviva I fiati delle preghiere. Si succedono nelle prediche, ricordando tutti I doveri buddisti. L area che respiro continua ad essere calda, di passioni ceche e immagini sovrannaturali. Pazientemente attendo il mio turno, sforzandomi di nuovo mentalmente di chiamarli ame. Vengo di nuovo benedetto, accarezzato, toccato…sono passati due giorni e sto ancora molto bene…ma il racconto non è ancora finito. il giorno nel monastero era trascorso bene.

Tutto era calmo e ben dosato. ogni stimolo che percepivo era saturo di interessanti novita’. ad esclusione delle onde negative che il frate spagnolo emanava in quasi tutte le sue espressioni … non sono riuscito a ben comprendere chi era l’assassino, neanche rivivendo il tutto nei giorni successivi. adesso ho compreso. non c era!! pero tutto si muoveva con i modi di un vecchio romanzo, scritto da un pazzo o da un vera creativ. come se ognuno, li’ nel monastero, rivestisse la parte di un personaggio, guidato da lunghi fili, in mano ad un unico maestro d arte. oltre il gia citato ospitale ma repressivo monaco spagnolo, a mano a mano che il sole scendeva dietro le colline, apparivano ambigui e non del tutto comprensibili: l allegro abate la guida birmana con chiare tendenze filo-governative il russo alchimista residente il thailandia che ogni 3/4 mesi visita il monastero per ricaricare il suo spirito di energia e tentare di raggiungere la perfetta fusione del metallo. e poi swan. anche lui partecipava alla scena, benche’ riservasse al pubblico solo coscienti silenzi, interrotti da poche sagge visioni e poi tutti gli altri frati fino ai protagonisti:i quattro magici santoni credo di essere stato comparsa in questo romanzo senza spiegazioni e fine.

PARENTESI DI VIAGGIO sento scorrere una pace, lenta e paziente, nei miei pensieri … opssss!! che cazz… un topone mi e’ appena schizzato sotto la panca dove da ormai piu’ di un ora siedo a gambe incrociate e alte- le avevo appena sollevate, fortunatamente in questo caso. ah! il topone si e’ rifugiato saltando in un pertugio alto piu’ di un ginocchio sotto la casa/ristorante dove ci siamo fermati per cena, nello spostamento mandalay-yangoon. ya.jpgil mangiare era molto buono. purtroppo non posso dire uguale dell’ autobus che stanco della lunga carriera di mezzo di trasporto ha deciso proprio questa notte di andare in pensione. o almeno di provarci. dobbiamo attendere piu’ di tre ore (alla fine saranno 5) prima che arrivi il nuovo bus. si, spero sia un po’ piu’ nuovo!! nel frattempo uccido qualche zanzara, quale animale non in via di estinzione. quasi tutti gli altri passengeri dormono, fabio non so dove sia. forse ancora a parlare con l unico vecchio birmano che spiccica qualche parola di inglese. poi non tante meno di quelle che ricordo io.

Non so dove sono, ne vicino a citta’ puntata nella cartina del myanmar. mi bevo una quench e accendo una sigaretta. l ennesima vista la lunga attesa e l estenuante contrattazione(il traduttore era l anziano signore di prima) con l unico taxista irregolare che a quest’ ora ( alle 23.00 qua e’ gia notte piena!) ci poteva portare in tempo all’ aeroporto di yangoon per prendere il volo per bangkok. visto che sono qua a scrivere e’ sottinteso che non abbiamo accettato l inamovibile (e’ passato fabio, va in bagno. era in casa a guardare la tv in birmano!) richiesta di 150.000 kiats, quasi 200 dollaroni. in parte perche’ non ci piace essere presi in giro, soprattutto per rispetto di chi non si puo’ permettere di pagare neanche un decimo di questo importo per ripartire alla volta di yangoon. io e il mio fedele compagno di viaggio abbiamo deciso di attendere e di rischiare anche qualche giorno e di pagare magari la stessa cifra per tornare a bkk. domani vedremo!!(un giorno in piu’ ma molti soldi in piu’…ma e’ uguale) un suono metallico di campana rintocca lontano in questa notte(?) di febbraio. ogni tanto qualche triste cane si avvicina ad osservarmi(anche loro!!), e se ne và. sull’ affidabilita’ del bus a dir la verita’ avevamo qualche dubbio.

Alla stazione degli autobus di mandalay infatti, tra caotici venditori di caramelle,frutte e bevande, irritanti venditori di biglietti o strattonatori di clienti, avevo notato il responsabile della compagnia che illuminato dal sole filtrato da nuvole di polvere smanichettava incerto intorno al motore. rinfrescavano il radiatore a secchiate. cercando in piu’ , una volta accesosi lo stanco bestione, di rimarginare una sua ferita da dove schizzava una fontana di acqua con un incolpevole e esile stecco di legno. vesto una t-shirt a maniche lunghe e un pantalone fino alle scarpe. non capiro’ mai l arte di pungere le proprie vittime. avevo iniziato a spostare la matita su questi fogli per parlarti di una possibilita’ in piu’ che abbiamo tutti. anche di un gioco di energie e intenti. forse te lo raccontero’ con gli occhi la prossima volta che ci avvicineremo…sogni d’oro

 

Simone

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