Laos, Cambogia e Vietnam 12/2001

vietnam.jpgAPPUNTI DI VIAGGIO 1 – 12.12.2001 i cinturoni dei poliziotti trasudano anche loro umidità sporca di tubi di scarico. ci sono molte analogie tra il popolo thai e quelli occidentali. sembrano anche loro stanchi di rincorrere quel luccichio abbagliante del

progresso.il figlio del progresso.e mentre in noi e (verbo essere, manca l accento in qst cazzo di tastiera) ormai parte, essenza, al punto che non ci accorgiamo più del tutto e di quanto questo tutto sia vita o illusione.tanto più strano si presentano piccoli e fasulli esempi di questo tutto su questa popolazione.borse con il pelo su abiti vecchi e macchiati, virgole di sport troppo strette o troppo storte…e il treno corre..la terza classe e uno spaccato di vita per la sopravvivenza.tutto stretto.sporco…mamme che allattano.

Odore di plastica bruciata(non come quello dei preservativi).vecchi,stanchi.tutti insieme.in terza classe. dovrebbero quasi pagarli per stare li. il treno corre…finestrini aperti e vento in faccia. i ventilatori che girano sopra le ns teste raccontano fiumi di sudore della stagione calda. un ragazzo due posti dietro di me sembra abbia due casse acustiche in gola. non per volume ma per tonalità del suono. spegnerà la radio? 

I controllori sembrano residuati bellici per cattiveria e forza dittatoriale. con loro gira un poliziotto con manette e pistola. entrambe sudate. umm, buono lo yogurt alla fragola. e piaciuto anche alla mia t-shirt. 36 ore di stazioni treni aerei e aeroporti. una di treno. ogni quattro minuti dei canti melodiosi escono dai polmoni dei venditori ambulanti. hanno di tutto liquori bibite acqua frutta fresca ed esotica spiedini di topi? o di carne riso frutta secca e tanti altri prodotti ancora estranei al mio conoscere. ogni 20 min. un pezzettino di ferro del finestrino, arrugginito da decenni di gloriosa carriera mi casca addosso. compagna. corri treno…continuano a pesare sulle mie palpebre chili di ore di viaggio. ah! in tutto il treno 133 del 12 dicembre da Don Muang (bangkok) a Nong Khai confine laos c e una sola zanzara. ci siamo gia conosciuti più volte.  

GRANDE LAOS 2 – 14.12.2001 il viaggio e' la mia dimensione. sto benissimo. anche il mio stomaco e' più rilassato nonostante il cambiamento di alimentazione. apro una parentesi per ringraziare il sig. mulino bianco e i suoi biossh. forse perchè assomiglia alla parola baciocchi che schiocca cosi tanto da trasformare un bacio in mille. lo so, fa molto global, ma sono buonissimi. i miei geni del viaggiatore si sono risvegliati. fanno cosi' tanto baccano che mi hanno aperto gli occhi alle 5 del mattino. forse e' il jet lag. forse anche che ieri pomeriggio ho dormito sei ore. esco con la prima luce del giorno anche per non disturbare il sonno del ragazzo con cui divido la camera. l'ho incontrato al ricevimento (sarebbe lusingato di sentirsi chiamare reception). dividiamo la spesa. non ricordo il suo nome. forse micheal. forse n. neanche le sue origini. dannata lingua inglese. ostile a risvegliarsi dal tepore del ricordo. o forse impossibile da imparare veramente. chatwin si rivolterebbe nella tomba. cosi' perdo un sacco di esperienza. mi siedo nel bordo della fontana della p.zza centrale della capitale. cerco di capire dal cinguettio degli uccelli che non sono poi tanto stupiti di vedermi. “un altro matto” penseranno. mentre apro il mio blocchetto mi accorgo che dall’ altra parte della fontana, un altro occidentale gambe incrociate, lunga barba, sta silenziosamente pregando. cerco i primi raggi di sole per riscaldare le parti di me che escono dalla t-shirt e le ciabatte. ho sciolto in bocca sufficiente quantita' di crema di nocciole. riparto. ho un nuovo mondo da conoscere. corri mondo corri! le campagne laotiane (ma nn suonava bene ugualmente laosiane? boh?) offrono panorami eccezionali interrotti solo da insediamenti umani. piu' che insediamenti sono tentativi di sopravvivenza. qualche trave di legno una volta scuro e qualche stentata espressione di lavoro per soddisfare la fame quotidiana. vietiane a differenza delle altre capitali indonesiane non e' molto caotica. e a differenza della thailandia non puzza di rifiuti arrostiti al sole. non offre tante risorse culturali/artistiche. come tutto il mondo ne possiede tante umane. come quelle che mi hanno regalato questa mattina il laotiano sax e il suo desiderio di conoscere il mondo e questo pomeriggio al morning market Raul, un vecchio francese(fortunatamente dopo 10 anni di lontananza la lingua francese e' ancora nelle mie viscere), che ha voluto condividere con me due suoi progetti. meglio due suoi sogni. e poi dicono che il surrealismo e' finito. impianteremo una coltivazione di gamberi a 80 km da qui. la terra e' molto salata. dice. ottima per i gamberi. tempo due anni e via alla commercializzazione in laos e all estero. la seconda operazione e' un po' meno nobile. coltivazione di “salvia…” non ricordo il nome. strano! comunque un allucinogeno legale. mi fa piacere ispirare fiducia alle persone il motivo? forse lo stesso per cui adesso ho un irrefrenabile desiderio di chiudere il mio blocchetto e mettermi a giocare a palla con i bambini che ho attorno. ciao.

APPUNTI DI NATURA 3 qualche macchia di vernice nera rimane ancora attaccato alla lancia in legno che da Ban Somsamai ci fa scivolare sul fiume marrone fino a Lao Pako. altre pezze di legno e chiodi arrugginiti chiudono i fori piu' grossi dell’ imbarcazione. per quelli più piccoli non c'e' rimedio. cielo celeste. lontani panorami montani. tutti i verdi di vegetazione. sole alle spalle. acqua sotto i piedi e cuore sereno. corri mondo corri. il tenue rumore del motore(?) spezza un silenzio incantato di vento tra i rami e di acqua squarciata. come se volesse inabissarsi per sempre stanca del suo lavoro e in avanzata eta' pensionabile, la lancia si piega e far per ribaltarsi. solo grazie alle maestrie della guida indigena proseguiamo sicuri. lao pako. cinque bungalows. forse 10 camere. sono in mezzo alla foresta. due sole ore di elettricità al giorno. alle 20 chiude la cucina. tanta pace e la valle del fiume a farmi da compagnia. lontano il mondo continua a correre. sento suonare un cellulare… …scherzavo!

APPUNTI SUL BUS – 4 per gli spostamenti nelle mete piu' battute della backpackers road ci sono bus privati e pubblici. entrambe infernali. Le localita' toccate dai giramondo sono gia' in parte contaminate da influenze occidentali. fortunatamente basta uscire un po’ da queste direttorie pianificate per noi dagli inviati lonely planet in asia per contornarsi di atmosfere calde e colori, usanze originali indigene. per raggiungere vang vieng nord laos scegliamo un bus locale. e' pieno , pienissimo, tutti i posti a sedere sono occupati. dei bassi sgabelli i n plastica rrrrrrossa lungo il corridoio hanno gia' un proprietario. un motino e' legato ad un sedile. sono gia in sella, fortunatamente il viaggio e' di sole 4 ore. divido sorrisi con delle vecchiette laotiane. mangio radici al sapore di mela e ravanello. tante curve e caldo. scegliamo la guest house piu' pulita. solo 10.000kip a notte. 2.500lire. ha anche l acqua calda. la prima volta il laos. e' nostra. attraverso un mercato raggiungiamo un chiosco sul fiume. legno e bambu. rosso pompeiano, viola e verde. montagne ricoperte di vegetazione e picchi incotonati da nuvole. e' tramonto. da oggi ho un nuovo amico. Olam ha una piccola piantagione di banane e un campo di ananas. sua moglie(quella laotiana) una bancarella qui al mercato di vang vieng. lui ha vissuto quattro anni a cuba. una moglie e un figlio. quindi la fuga. con in piu' una lingua, lo spagnolo, molto utile per la sua vita. riusciamo a comunicare. ci invita a passare il giorno dopo insieme. con il suo trattore ci porta in un paradiso di grotte, acqua, vegetazione e farfalle. aria buona tuffi e bagni. al ritorno ci spalanca la porta di casa sua, per oggi e per sempre. ci scambiamo qualche sogno intorno ad un tavolo pieno di lao lao, il distillato laotiano, aromizzato in piu' dal nonno con delle corteccie afrodisiache. ogni storia stritolata dal tempo ha una sua conclusione. ma questa e' fatta di abbracci e arrivederci.  

APPUNTI NUMERO 5 – Lao Bao, Vietnam. 23.12.2001 savannahaket sembra dimenticata da Dio. nonostante sia ancora in piedi la chiesa cattolica di st. lucia. il vento freddo delle montagne vicine soffia impetuoso. e la polvere graffia sulle vecchie case coloniali. qui non esistono turisti. forse una quindicina oltre noi. solo due bus al giorno per il vietnam. e quello del mattina e' partito quando ancora ero tra le braccia di morfeo. aspettiamo. una prova di vita. il tempo sembra che non passi. ne che scivoli. il bus che ci porta in vietnam e' carico per 2/5 di scatole galline piumoni buste detersivi cioccolate elettrodomestici lattine. ancora cartoni e sacchi di riso sotto i piedi. 28 i posti a sedere a disposizione piu' quello dell autista. siamo in quarantacinque. ammassati, stretti e appiccicati. ad ogni buca, circa ogni due secondi, elargisco gentili(?) gomitate e calci per mantenermi un po' di vita. non riesco piu' a star seduto. la polvere di terra rossa riempe i pochi spazi rimasti liberi. forse non c e posto neanche per morire. dopo quattro ore cedo alla lotta e lascio che tre laotiani mi dormano rispettivamente sulla mia spalla sinistra, gamba destra, piede sinistro. noi non riusciamo naturalmente a dormire. neanche a stare. sembra neanche piu' di essere. fortunatamente al confine alcuni scendono. tutti riposati dal sonnellino dondolante appena concluso. come cazzo faranno?. ma l abitudine dilata e confonde tutte le sensazioni. border. passiamo da inferno a purgatorio. fatto di altre quattro ore e mezzo di dogana. i militari vietnamiti sembrano volersi vendicare proprio questa mattina di decenni di sopprusi e sofferenze. abbozziamo . storicamente comprensibili.

APPUNTI DI VIETNAM 6 -23.12.2001/04.01.2002 freddo e pioggia. queste giornate continuano ad essere storte. al sud del paese dicono che faccia caldo. tre giorni e da hue' riprendiamo la marcia verso il tepore di un altro sole. immense geometriche risaie sommerse d acqua piu' a nord verdeggiano con noi mano a mano che scendiamo. il sogno di non incontrare qui in vietnam americani, francesi, giapponesi e russi rimane utopia. tutti qua frustati dal fiore del bel ricordo del passato. finita l era della colonizzazione armata e' iniziata da diversi anni ormai la lotta tra le aziende internazionali per la conquista di questi nuovi mercati. ma la sveglia popolazione vietnamita e' pronta a questa nuova sfida. e nonostante tutto, l ospitalita' e la gentilezza di tutte le popolazioni del sud est asiatico sono esemplari convogliano ad una profonda riflessione. basti pensare che per trovare bisogna assoldare la guida piu' esperta, o andare in thailandia gia' marcia di progresso. come tra buoni fratelli ogni cittadino e' legge in giustizia confronto e pace. siano essi buddisti o cattolici. l assenza quasi totale di criminalita' in ogni sua forma spero sia di grande insegnamento a tutti coloro che solcheranno queste strade impolverate e dissestate. spero. nha trang e' solo tappa per noi. troppo occidentalizzata. ormai a misura del turismo. e' comunque divertente scoprire che nel mercato della citta' si vendono ancora prodotti veramente tipici. sopratutto alimentari: rane, topi sia freschi che gia' allo spiedo, cucarachas fritte, serpenti sott'olio. mai come comunque come i cani e i gatti cinesi, le formiche e riso di vang vieng o i pipistrelli di vientiane. specialità la mia voglia di conoscere fortunatamente si ferma prima. dalat e' la perla incastonata nel legno. pulita(?) e ordinata, nella sua architettura coloniale francese. sembra di essere in svizzera o a gualdo tadino. un pugno in un occhio rispetto al resto del paese. a sesso sono a ho chi minh city, ex saigon. il centro di medicina nazionale specializzato in massaggi e' il mio primo approccio alla citta'. paghiamo. ci dicono di attendere. seduti sui soliti bassi sgabelli di plastica attendiamo il nostro turno. separet di plastica e grandi stoffe blu elettrico dividono comodi lettini.

I massaggiatori girano per stanze e corridoi leggeri e sicuri. senza catene dominano ogni spazio come se conoscessero a memoria ogni stagione de quell edificio. e' proprio la memoria e una super sviluppata sensibilita' che stimolano i desideri dei non vedenti. tutto e' molto armonico. nella vecchia capitale del vietnam risuona tutto il giorno il tam-tam metallico di placche di ferro e cucchiai dei nomadi piccoli cercatori. appena l oscurita' si impossessa del tutto e la vita inizia a muovere solo grazie ai lampioni e agli incalcolabili neon delle insegne, i cercatori per le prostitute diventano piu' grandicelli, acquistano due ruote, e trasformano il tam tam in un sibilo fatto di piastrine metalliche su supporto tipo fionda sempre in ferro che agitano insistentemente fino all’ alba. come giovani serpenti non curanti scivolano nel tempo incoscienti di quanta(tanta) sofferenza e poverta'. abbandoniamo il vietnam con l eco incostante e torturante dei clakson dei motorini. dei miliardi di motor bike che senza regole umane si incrociano, muovono e intasano strade paesi e citta'. nelle piu' grandi dopo le sei del pomeriggio ripuliti dal lavoro quotidiano tutti si mettono in strada a cavallo del proprio mezzo, quasi come un prolungamento dei propri arti, per vedere e farsi vedere, proprio come una sfilata, una passeggiata, una vasca per il corso, naturalmente in mezzo alla strada, una mano sull’ acceleratore e l altra sul clakson un milione di tombe infine cambiano profili e colori di lande e montagne. tutti diretti verso lo stesso sogno. grazie al loro sacrificio diventato realta'.  

PASSAGGIO IN CAMBOGIA Dopo solo 20 passi riassaporo la gentilezza cambogiana dei militari doganali. Nei primi 10 km, il colore spontaneo di una nazione nei suoi affettuosi bambini. La strada e' brutta. La polvere davanti a noi incrocia il grande sole cambogiano formando un muro bianco fatto di sogni di viaggio e trasparente realta'. Ma cio' che ci circonda canta inni di mille soli e riapre il cuore. I sorridenti bambini giocano dentro ferme pozze d acqua marrone anni settanta. Sbocciati fiori di loto violetti e gialli, circondati dalle proprie perfette foglione verde francesca colorano queste stesse pozze dove stanchi bufali d acqua dai lunghi capelli si rinfrescano rotolandosi dopo una lunga giornata di traino tra le specchianti risaie Fuggono I ricordi ai campi di concentramento di phnom penn dove il gelido silenzio di fosse comuni e teschi ritrovati e' squarciato dal grido strozzato in gola di due milioni di bottoni e resti di stoffe di vestiti che spuntano ancora dalla terra . e mentre questo tragico genocidio aveva luogo noi correvamo sulle nostre biciclette sprecando lacrime per la gomma colorata a forma di pallina che non potevamo avere.infanzia. che eta' stupenda. Continuano in vari angoli della terra I sopprusi.

Tanti quanto l indifferenza o forse l impotenza. Uno strano mondo di bambini. Bambini veri sono invece I nuovi imperatori di Angor. Sono maschi e femmine sono. Avvolgono il ricordo piu' bello. Giochi abbracci e sorrisi. Ballano contrapposte emozioni in queste sterminate punteggiate di palme. La stessa musica che forse muove farfalle colorate. Di nuovo. Aria pulita e cuore sereno.

LA MACCHINA DEL TEMPO Tanti sono I governi che impongono regole antidemocratiche ai loro cittadini. Forse tutti visto che sempre cio' che e' esatto per uno, solitamente e' ingiusto per gli altri Senza paura ma in punta di piedi entriamo in birmania. E come un incontro di tempi e realta' ci si affaccia una popolazione sorridente e cordiale. Come se ognuno confrontasse parole e azioni in uno specchio di fronte a loro in tutti I momenti. I risultati sono rispetto e sorrisi. Nono stante tutto. Nonostante tutto. Sporcizia indiana e disponibilita' asiatica. Per le strade schizzi rossi di batel nut impastato in marce rosse bocche. Uomini senza pantaloni ma fasciati in lunghi tubi di longis insieme a facce di donne e bambini dipinte di giallo tanaka' per proteggersi dal sole. L esile traghetto in legno ci accompagna lungo le sporche acque dil ayeyarwady river fino a mingun.

Il motore si blocca. veniamo trainati. Della vecchia citta' rimangono solo pagode. Bellissime. Tanto quanto le intense strette di mano degli alloggiati all’ ospizio mingun sanitary. Sediamo con loro. Sigarette in veranda e scambio di doni. Sinceri. Indimenticabili. Sono 110 I vecchietti. Accuditi da alcuni volontari e una sola infermiera thwe thwe aye che con il suo incantevole inglese e le piene risate ci accoglie nel suo ambulatorio. Le chiedo di poterle inviare I medicinali visto il forte bisogno. Purtroppo hanno gia' provato a spedirmele dice rassegnata. Il governo apre tutta la posta e sottrae medicinali e soldi…lasciamo qualcosa.

Purtroppo con noi abbiamo poco. Due medicine e due soldi. Troppo poco rispetto anche a quanto ci rimarra' di loro. Il tempo si e' fermato. Nelle capanne di bambu' e foglie di palma. Nei carretti trainati dai buoi e in ogni secondo speso per vivere e mangiare. Come per mezzo di una magica macchina del tempo viviamo immagini di un era ormai passata per noi. Templi una volta color del fuoco. Ormai color cenere. Cielo porpora come le gonne delle zie. Silenzio. E riflessioni. Ogni uomo e' tutti gli uomini. Trasferire emozioni in frasi e' tanto strano, informe e sbiadito, come succhiare senza scartare. Simone

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