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La “Greenway” e il Parco Naturale del Sile

15 settembre 2011 2.816 visualizzazioni 2 commenti

L’idea di questo breve viaggio era nata qualche tempo fa da una pubblicazione del Touring sul cicloturismo in Italia. La consapevolezza -arrivata solo qualche ora prima della partenza- di avere qualche giorno libero a disposizione ha fatto il resto.
La meta di questo week-end è Morgano, pochi chilometri da Treviso, e la nostra intenzione è quella di percorrere in bici la “Greenway del Sile“, una rete di percorsi – pedonali e ciclabili – che parte dall’area delle Risorgive del fiume (Casacorba di Vedelago) e arriva fino alla Laguna di Venezia (Portegrandi).

Arrivati a destinazione, troviamo subito la gradevolissima accoglienza di Marco, Antonietta e la loro piccola Eva del B&B “Il Bruscandolo”; la loro squisita ospitalità, i preziosi consigli logistici e le ottime colazioni all’aperto sotto il portico ci accompagneranno davvero piacevolmente durante questa breve vacanza.

Dopo un primo breve “giro d’orizzonte”, sul tratto di ciclabile ricavato dalla dismissione della vecchia ferrovia Ostiglia, decidiamo il giorno successivo di noleggiare due biciclette presso la locale Pro-loco, situata a dire il vero nella vicinissima frazione di Badoere, esattamente in uno dei locali della suggestiva e ampia “Rotonda”, area del vecchio mercato bovino cittadino.
La pedalata ha inizio: una volta trovato il giusto assetto con la regolazione di sedili, manubri e seggiolino, si parte alla volta di Treviso.
l’Ostiglia è un tratto di ciclabile interamente pianeggiante, anche se sterrato e interrotto da steccati per l’attraversamento di cavalli sui sentieri dedicati, è in generale molto comodo e agevole. In circa un’oretta arriviamo a Quinto di Treviso dove, purtroppo la cilcabile si interrompe in attesa della realizzazione di un ulteriore e importante tratto della via Ostiglia.
Fino a Treviso occorre un po’ adattarsi sulla provinciale per Canizzaro e Sant’Angelo, sicuramente trafficata ma ad ogni modo più sicura della Statale che conduce all’aeroporto Canova.
Treviso ci appare operosa e viva ma allo stesso tempo ci mostra la signorilità, l’eleganza e quella sorta di “anima placida” comune a molte nostre città di provincia. Nessuna città è come Venezia ma anche Treviso, interamente attraversata dal fiume Sile che le conferisce questi decisi tratti di città romantica, possiede comunque il fascino tutto particcolare delle “città d’acqua”. Ci rifocilliamo con uno spritz e decidiamo coraggiosamente, viste le temperature, di proseguire verso Casier. Dopo pochi istanti ci rendiamo conto che è la decisone giusta: dopo la città, riprende infatti la ciclabile e questo è il tratto del “Girasile” che più ci è piaciuto.
La vegetazione e la fauna solo quelle tipiche fluviali, l’atmosfera è davvero particolare: attraverso vecchi mulini dismessi, simbolo di una decadente ma comunque affascinante archeologia industriale, ponticelli e segnalazioni -che in questo segmento abbiamo trovato impeccabili- giungiamo presso un’ansa del Sile definita “Cimitero dei Burci”.

I Burci erano imbarcazioni in legno duro utilizzate prevalentemente per il trasporto commerciale di sementi, ghiaia e merci. Negli anni Settanta, la crisi del trasporto fluviale fu un grosso colpo per i vecchi armatori e i barcari che preferirono affondare i loro “burci” nel fiume come gesto di protesta contro i camion che toglievano loro il lavoro. Nel corso degli anni i burci sono riaffiorati e si possono oggi ammirare in tutta la loro decadente maestosità. Tra i resti dei vecchi burci sono cresciuti cespugli, alberi, canneti ed erbe dove nidificano molti animali tipici della zona come anatre, tuffetti e garzette.

Più avanti, la vista improvvisa della placida piazzetta di Casier con il suo campanile chiaro e slanciato è forse la “foto” che più mi rimarrà impressa di queste tre giornate. La luce, complice un po’ di foschia e il sole piuttosto basso di un metà pomeriggio settembrino, conferisce alla piazza un chiarore decisamente affascinante.

Il giorno dopo ci rimettiamo in sella con l’obiettivo di risalire alle sorgenti del Sile che si trovano nell’area di Casacorba. L’acqua qui, nasce dalla terra come per magia. Sgorga senza sosta, silenziosa e limpida dai Fontanassi (in dialetto trevigiano). Molte sono le storie legate a queste risorgive; leggende pagane si mescolano con storie della fantasia popolare locale che hanno fatto sprofondare interi paesi in queste apparenti sabbie mobili. Non vi è una vera e propria sorgente accreditata (forse da questo deriva la difficoltà di trovare segnalazioni adeguate!) ma tutta l’area è coinvolta da questo fenomeno. Il Fontanasso della Coa Longa, che individuiamo dopo una lunga ricerca, è certamente uno dei più significativi e appare come un fossatello limpidissimo, con fondo ghiaioso, striato di verdi alghe.

Chiudiamo i nostri tre giorni con una fugace visita (in treno da Noale) a Venezia. L’afa ancora stranamente insopportabile di una domenica di metà settembre non ci permette di godere appieno della nostra escursione, ma la sempre piacevole riscoperta della maestosa città lagunare e l’incontenibile entusiasmo di Emiliano per la sua tanto attesa prima visita, mantengono comunque il nostro umore piuttosto alto.

Federico, Agnese, Emiliano.