Per il nostro soggiorno in Corsica abbiamo scelto Solenzara, una località turistica sulla costa orientale che ritenevamo fosse l’ideale per eventuali escursioni a sud, facendo un pensiero anche alla costa occidentale e sopratutto all’area di Porto e del suo golfo.
In realtà ci rendiamo conto ben presto che spostarsi in Corsica non è così semplice come la limitata superficie territoriale ci aveva indotto a pensare: a causa del traffico ancora intenso a settembre, e della presenza di una sola strada statale costiera (la N198) occorrono infatti circa due ore per coprire i 100 km. scarsi che dividono Bastia (la città portuale del nord sede del nostro approdo) da Solenzara, e poco meno da qui per arrivare a Bonifacio (all’estremità sud-orientale dell’isola).
Poco male: decidiamo di limitare il “raggio d’azione” sacrificando un po’ il nostro spirito di esplorazione ma prediligendo i tempi giusti, richiesti da una visita più dettagliata, all’ansia del “mordi e fuggi”. In questo modo approfittiamo del primo giorno di vacanza per rilassarci un po’ presso la vicinissima “Anse de Canella“, una piccola baia circondata da una pineta a pochi passi dal nostro residence.
All’esplorazione della parte sud est della costa non sappiamo nè vogliamo però rinunciare; e così il giorno successivo raggiungiamo Palombaggia scendendo attraverso una lunga e tortuosa panoramica tra muretti di pietra a secco e maquis.
Meritatamente citata dalle guide come una delle più significative dell’isola, la spiaggia di Palombaggia, con le sue dune, i suoi ginepri contorti e i suoi particolarissimi promontori granitici levigati dall’acqua e dal vento appare straordinaria; sembra quasi un litorale caraibico bagnato dal mare delle Seychelles. Anche i meno esperti qui, con il semplice ausilio di un paio di pinne e una maschera possono godersi i meravigliosi fondali a pochi metri dalla riva. Il clima splendido e l’acqua cristallina ci permettono di trascorrere una giornata fantastica all’insegna del relax in questo meraviglioso contesto.
Il giorno dopo ci spingiamo ancora più verso sud. Bonifacio è sorprendente: per quanto si possa intuire dalle foto e dalle descrizioni delle guide
turistiche, la vista di questa città letteralmente arroccata su un altissimo (un’ imponenza che non ci aspettavamo) pianoro calcareo a picco sul mare non ci può lasciare indifferenti. La città è in grado di suscitare stupore e timore al tempo stesso, sembra quasi stare in bilico a sfidare venti e flutti impetuosi.
Dal porto decidiamo di imbarcarci per la tipica “Promenade en mar”, grazie alla quale riusciamo ad ammirare l’incantevole grotta della “Sdragonata” con i suoi fondali non a caso soprannominati “il tappeto persiano” e la sua alta apertura curiosamente simile alla morfologia della Corsica.
Il mare è calmo, anche se non “piatto” come ci aveva preannunciato l’uomo alla biglietteria fugando le nostre eccessive apprensioni di genitori…alla fine comunque avrà ragione in pieno dato che il nostro piccolo Emiliano approfitterà della gita in mare addirittura per schiacciare un pisolino.
La visita marittima di questa parte del Parco naturale delle Bocche di Bonifacio prosegue con il caratteristico faro della “Madonnetta“, la grotta del “Cappello di
Napoleone” (a causa della forma dell’”imboccatura”), i fondali marittimi che ci lasciano sempre più incantati e la vista dal mare della città arroccata, che si può raggiungere anche dalla riva grazie ad una scalinata dalla ripidità davvero impressionante.
La nostra vacanza prosegue con una giornata a Rondinara, un’altra bella baia di sabbia bianca e finissima tra Porto Vecchio e Bonifacio che si raggiunge attraverso una strada tortuosa e deserta che si diparte dalla N198.
Per rientrare, una sosta a Porto Vecchio; la città è ricca di testimonianze architettoniche e decisamente vivace dal punto di vista degli eventi e delle attività culturali, l’atmosfera che si respira è decisamente “Charmeuse”. In centro, negozi di ogni genere e firme prestigiose invogliano a una passeggiata ma i prezzi altissimi sconsigliano lo shopping.
Il giorno successivo ci accorgiamo che niente è più dissimile da questo addentrandoci per qualche chilometro dalla costa. Durante le mie uscite ciclisitche mattutine (da appassionato pedalatore non potevo rinunciare qui alla mia Bianchi, fedele compagna di tante incursioni), mi ero già reso conto di quanto fosse bello percorrere la D198, una straordinaria panoramica che da Solenzara sale con i suoi tornanti
verso il Col de Bavella. Nelle sue “Aigulles” (guglie) di granito rosa definite le “Dolomiti della Corsica“ ha altezze che vanno dai 1200 ai 1899 metri ed è una delle mete preferite dagli alpinisti, dagli appassionati di trekking e, d’inverno, dagli amanti dello sci di fondo.
Decidiamo così di trascorrere una giornata alla scoperta della Corsica più aspra e per certi versi autentica: quella della regione dell’Altarocca, una delle zone più belle dell’isola.Qui, per gli amanti della vacanza attiva c’è davvero di tutto: il Corsica Forest Parc Aventure è un assoluto “must” per coloro che vogliono vivere la vacanza da una prospettiva diversa. Con 25 strutture, compreso un lungo ponte tibetano sopra il fiume e un suberbo circuito di via ferrata, è sempre popolato da frotte di giovani e giovanissimi ”Indiana Jones”. Nel pomeriggio poi, ci spingiamo verso una zona ancor più “isolata”, la Vallèe du Travo e precisamente a Chisà, un villaggio (?) che spunta dopo una serie infinita di stretti tornanti e conosciuto per alcune affascinanti vasques (piscine naturali) formatesi ai suoi piedi.
L’ultimo giorno è dedicato alla visita di Santa Giulia, la spiaggia di rena bianca bordata da dune e pini posta tra il mare e la laguna interna è
semplicemente incantevole. La curva gentile, lambita da cristalline acque azzurre, quasi va a chiudersi a golfo formando una specie di “piscina”. A rendere il tutto ancor più affascinante la presenza di formazioni granitiche che affondano in acque sorprendentemente ricche di fauna ittica. La personalità della Corsica ci ha davvero catturato. Il senso diffuso di indipendenza e ribellione della gente, le mille sfaccettature della natura che qui sembra a volte prendere il sopravvento, sono caratterisitiche che lasciano il segno e che ci fanno ripromettere che un giorno torneremo, con il desiderio di scoprire la costa occidentale e, in generale, gli aspetti che in una sola occasione non siamo riusciti a cogliere.
Federico, Agnese, Emiliano
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