Sardegna nord occidentale – settembre 2009

Da veri e propri innamorati delle terre di Sardegna, abbiamo deciso, a dire il vero un po’all’ultimo istante, di concederci anche per quest’anno gli ultimi scampoli al caldo sole della “nostra” meravigliosa isola. La meta stabilita è Marina di Sorso, appendice litoranea della cittadina di Sorso, a pochi chilometri da Sassari e Porto Torres, si sviluppa lungo la linea costiera di Platamona.

Le temperature, nella seconda settimana di settembre, sono ancora decisamente gradevoli anche se non manca un po’ di vento, specialmente nei primi giorni, a increspare lo splendido mare sardo e a rendere decisamente freschine le nostre serate.

Come sempre il nostro viaggio non ha comunque meta fissa e, seppur rinunciando a un po’ di puro relax balneare, decidiamo di voler approfondire la conoscenza di questo lembo di Sardegna esplorandone, nei limiti del possibile, i diversi angoli.

Già dal pomeriggio del primo giorno infatti ci spingiamo fino  a Castelsardo, incantevole borgo di origine ligure, si sviluppa su una lieve altura a ridosso di un mare blu intenso. Il modo migliore per apprezzare Castelsardo è semplicemente quello di passeggiare per le sue strette viuzze, attraverso le quali spuntano, quasi all’improvviso, straordinarie vedute panoramiche. L’ospitalità non invadente di questa gente, custode quasi recalcitrante delle bellezze del borgo, ci rimette immediatamente in sintonia con il modo di fare e di vivere sardo, uno degli aspetti per cui è scattato già dalla prima volta il “colpo di fulmine” con questa meravigliosa isola che ci ha quasi “costretti” a tornare.

Il giorno seguente è dedicato al mare e all’inevitabile puntata a Stintino, e precisamente verso la spiaggia de “La Pelosa“, dai più indicata come una delle più belle dell’intera Sardegna. Le scintillanti acque turchesi, lambite dal bianco candido della spiaggia, non esprimono oggi il meglio dal punto di vista cromatico a causa del mare mosso.
Le cartoline che avevamo visto inoltre, alcune delle quali mettevano in risalto oltre alla bellezza di questa spiaggia l’elevato (a dir poco) grado di affollamento, non sono state scattate, come noi speravamo, esclusivamente nei periodi di altissima stagione. Siamo ormai nella seconda settimana di settembre infatti ma solo dopo un’accurata ricerca riusciamo a trovare il metro quadro che ci serve per stendere a terra i nostri teli mare!

Ci appare decisamente più suggestiva la deviazione pomeridiana, all’altezza di una grande rotatoria sulla strada del rientro, nei pressi dello Stagno di Casaraccio, decidiamo di seguire le indicazioni verso la spiaggia di “Coscia di Donna“.
Circa 1500 m. di sterrato ci conducono verso un parcheggio dal quale un’ulteriore passeggiata a piedi ci porta a conoscere questa splendida cala rocciosa (ma i fondali sono bassi) che ci sorprende per la trasparenza delle sue acque e soprattutto perchè, pur trovandoci a pochi passi dalla “Pelosa”, il mare qui è assolutamente “piatto”. Questo si spiega probabilmente col fatto che la cala si trova sul lato opposto rispetto alla lingua di terra, in questo punto davvero sottile, che divide il versante marittimo orientale da quello occidentale.
Finalmente il primo tuffo! L’acqua, (un po’ freddina ma si resiste), è un vero spettacolo; le rocce e il fondale sassoso rappresentano, come sempre, terreno fertile per lo sviluppo della vita marina, in particolare di granchi, gamberetti e ricci di mare.

Rientriamo a Platamona, ove come detto abbiamo fissato il nostro pernottamento. La buona cucina del nostro villaggio, unita ai nostri sforzi giornalieri, è un ottimo incentivo per trascorrere le nostre serate in piacevole compagnia del simpatico staff di animazione e degli altri turisti.

il terzo giorno della nostra breve ma intensa vacanza è per noi un vero e proprio idillio dato che speravamo di trovare un’appendice di caldo e di bella stagione: il clima è a dir poco perfetto, la temperatura è calda ma gradevole e il vento piuttosto teso dei giorni scorsi si è calmato.
Mappa delle spiagge alla mano, partiamo di buon mattino sempre in direzione nord con l’obbiettivo di esplorare però le coste a occidentali della stretta penisola che rappresenta la “punta” nord-occidentale della Sardegna.

La spiaggia di Rena Majore è davvero meravigliosa ma un po’ difficile da trovare e decisamente non conosciutissima; anche attraverso una banale ricerca on line infatti digitando Rena majore Sardegna, quasi tutte le risposte condurranno ad un famoso complesso residenziale di S.Teresa di Gallura che non ha niente a che vedere con ciò di cui stiamo parlando.
Sull’altro versante della ripida costa è situata l’altrettanto splendida Cala Lampianu; per raggiungerla è però necessario effettuare un percorso a piedi davvero ripido e impervio. Per questo ci siamo limitati ad ammirarla dallo sterrato (già al limite di difficoltà per il nostro piccolo Emiliano), che occorre percorrere per la discesa a Rena Majore.
Ce ne torniamo alla base pituttosto esausti ma soddisfatti: ci siamo goduti oggi una giornata di mare come davvero da tempo non ci capitava, anche Emiliano si mostra entusiasta per la scoperta di oggi e per il suo primo “snorkelling”, riguardando le foto prima della meritatissima nanna.

Abbiamo già pianificato per il giovedì, e prenotato nei giorni scorsi presso un’agenzia di Porto Torres, l’escursione guidata verso l’isola dell’Asinara.
Anche oggi il mare è perfetto e la breve traversata dal porto turistico di Stintino (circa mezz’ora) scivola via in modo molto piacevole grazie anche all’ottima compagnia di alcuni cordialissimi compagni d’escursione provenienti da Alghero, Palermo, e dalla provincia di Sassari.
L’isola, il cui nome deriva dall’antica denominazione greca “Sinuaria” (a causa delle sue anse che le conferiscono una forma sinuosa) ha, a dire il vero, un’atmosfera particolare che è difficile da descrivere.
Di sicuro, questa meravigliosa oasi naturalistica di sole, mare e ruvida vegetazione prevalentemente arbustiva, non si è contraddistinta storicamente per la sua “ospitalità” nei confronti dell’uomo.
Come risaputo infatti, l’isola fu trasformata in carcere di massima sicurezza nel 1885 (il carcere fu chiuso nel 1977) ed ebbe anche, durante la I Guerra Mondiale, la funzione di lazzaretto per i prigionieri du guerra austro-ungarici, vittime terminali del colera.
Le popolazioni di pescatori liguri che la abitarono, vennero espropriati alla fine del 19° secolo e fondarono il villaggio di Stintino.
L’isola è disabitata e negli ultimi anni è stata trasformata in parco naturale. Oggi si può visitare solo partecipando appunto a un escursione organizzata dalle agenzie autorizzate.
Si sbarca a Porticciolo Fornelli e si prosegue visitando il borgo di Cala d’Oliva (abitato in passato dalle guardie carcerarie e dalle loro famiglie), le sorprendenti calette (non tutte per motivi di protezione floro-faunistica sono accessibili al pubblico) e ammirando ad ogni angolo la presenza dei caratteristici asinelli albini.
Probabilmente la sensazione è strettamente personale ma qui sembra quasi di essere indesiderati ospiti della natura del luogo, unica vera padrona, verrebbe da dire da sempre, dell’isola. Ai turisti è peraltro giustamente richiesto un comportamento piuttosto rigoroso dal punto di vista del rispetto ambientale.

Siamo già al termine del nostro soggiorno; sapevamo che sarebbe stato un fugace incontro ma ci dispiace inevitabilmente dover lasciare questa parte di Sardegna che non conoscevamo e che ci ha anch’essa incantato e sorpreso.
Venerdì mattina c’è appena il tempo per un ultimo bagno a Platamona, nel tratto di spiaggia di fronte al nostro villaggio, per i saluti con il gentilissimo personale della struttura che ci ha ospitati e siamo già in strada verso Golfo Aranci per il ritorno.
La fresca brezza da oriente continua ad accarezzarci quando, prendendo il largo, ci voltiamo  verso terra per pronunciare ancora una volta “arrivederci Sardegna”.

 

Federico, Agnese, Emiliano.

 

Il sito del Sistema Turistico Locale Sardegna Nord Ovest

Nelle foto (in ordine):

La spiaggia di Rena Majore, Castelsardo, veduta de “La Pelosa, cala “Coscia di Donna”, cala Lampianu, gli asini albini dell’Asinara.

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