ENAC: varato il piano per il federalismo aeroportuale

L’Ente Nazionale Aviazione Civile sta preparando un dossier da discutere con enti locali e governi. Proprietà e gestione dei piccoli aeroporti saranno trasferite agli enti locali; comuni, regioni e province, già alle prese coi gravi problemi finanziari indotti dai tagli conseguenti alla crisi, dovranno ben presto farsi carico delle spese di mantenimento dei piccoli scali aeroportuali locali.

Questo almeno secondo lo studio “Sviluppo della rete aeroportuale italiana“, una pianificazione da qui al 2030 redatta dall’ENAC e già consegnata al ministero dei Trasporti. Il dossier, messo a punto per l’ENAC da OneWorks, Kpmg e Nomisma verrà vagliato dal Ministro  Altero Mattioli ma di certo non mancherà di sollevare reazioni polemiche tra gli enti locali.
La soluzione proposta per aggirare i costi degli scali minori (Aosta, Foggia, Cuneo, Perugia, Siena e Tortolì tra gli altri) relativi ad esempio all’assistenza al volo o al servizio dei vigili del fuoco è infatti quella di trasferire agli enti locali il carico di queste spese.
L’intenzione, secondo Vito Riggio, presidente dell’ENAC è di creare un sistema di investimento che persegua una logica puramente federalista secondo la quale “Sarebbe meglio che lo Stato cedesse completamente il controllo agli enti locali che a quel punto dovranno farsi due conti e scegliere se pagare le spese di un aeroporto che muove pochi passeggeri l’anno, di sobbarcarsi la spesa per il lavoro degli “uomini radar”, per quello dei pompieri, per tenere a norma tutte le strutture o se lasciar perdere e spendere in altro modo i loro soldi”.
Lo studio dell’Enac traccia tra l’altro un futuro roseo per 14 scali nazionali maggiori che mostrano tassi di sviluppo elevatissimi: Nodi come Fiumicino, Malpensa, Venezia, Linate e via fino a Bologna, Bari (se verrà allungata la pista a 3 chilometri) e Palermo, hanno tutte le carte in regola per raddoppiare capacità e numero di passeggeri nei prossimi 10 anni, consolidando la loro posizione di “porta di ingresso in Italia”.
Gli altri scali oggetto del riassetto rischiano però di restare al palo, riducendo progressivamente la loro presenza sulle rotte internazionali. Tra questi 10 definiti come “primari”, nel piano sono considerati come “non strategici” perché limitati nel bacino di utenza e nello sviluppo delle infrastrutture.
I restanti 24, definiti “complementari”, saranno operativi solo per soddisfare esigenze locali particolari e circoscritte, come isole o zone marginali del Paese altrimenti non raggiungibili. Alcuni dei 10 aeroporti medio-piccoli, potrebbero dunque essere costretti a rinunciare a diverse tratte da e per l’Europa mentre il gruppetto dei 24 complementari rischia un ulteriore, e addirittura fatale, ridimensionamento.
Bene, è proprio su 20 di queste ultime 24 realtà che l’Enac propone di sparigliare: “Nei prossimi 10 anni  i passeggeri degli scali nazionali aumenteranno di circa 100 milioni rispetto ad oggi – spiega Riggio – è quindi necessario agire subito. Ma dobbiamo anche renderci conto che in un momento particolare come questo, in cui si parla tanto di federalismo, lo Stato non potrà più farsi carico degli oneri che gravano sugli aeroporti minori”.

Di certo il collegamento diretto tra risorse finanziare ed infrastrutture per la valorizzazione del territorio sembrerebbe, visti anche i fallimenti e gli sperperi del passato, una buona via per perseguire uno sviluppo economico efficiente ed alternativo alla privatizzazione ad ogni costo. Doveroso però pensare che questa trasformazione non possa prescindere da una realizzazione graduale ed attenta alla tutela della forza lavoro e degli interessi generali delle comunità locali direttamente coinvolte in questo processo.

Federico Baldarelli

fonte news e intervista: Repubblica.it del 18/08/2010

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