Definizione di vettore “low cost”…

In questa rubrica abbiamo descritto ed analizzato buona parte delle compagnie aeree low cost europee ma non ci siamo mai adoperati per definire nel dettaglio quelle che sono le caratteristiche identificative di tali vettori. Con l’aiuto di wikipedia proviamo ad elencare di seguito i criteri secondo i quali tale definizione (low cost) è applicabile non prima di aver chiarito, semmai dovesse servire, cos’è una compagnia a basso costo:

“Una compagnia aerea a basso costo (in lingua inglese: low-cost airline) è una società che offre voli a prezzi molto inferiori rispetto alle compagnie aeree tradizionali, eliminando gran parte dei servizi non essenziali rivolti ai passeggeri.”

Le caratteristiche di una compagnia aerea a basso costo, alcune delle quali potrebbero giungervi “nuove” e grazie alle quali i prezzi risultano estremamente economici, sono:

singola classe di passeggeri, libera scelta dei posti a sedere in base all’orario di arrivo all’aeroporto
singolo modello di aeroplano (in questo modo scendono i costi delle riparazioni e dell’addestramento del personale), spesso un Airbus A320 o un Boeing 737 (per esempio: Ryanair: Boeing Serie-737, Easyjet: Boeing 737 e soprattutto Airbus A319)
– configurazione dell’aereo con maggior numero di posti a sedere; ad esempio il Boeing 737-300 della Lufthansa offre 132 posti, quello della easyJet 148 posti oppure un Airbus 320 dell’Alitalia ha 150 posti, mentre uno della Vueling 180.
– viene consentito un peso inferiore per il bagaglio rispetto agli offerenti “tradizionali” (il peso in eccedenza viene trasportato con un sovraprezzo)
eliminazione dei pasti gratuiti durante il volo. Si possono comperare delle bevande e delle merende a bordo.
multiruolo dei dipendenti (gli assistenti di volo svolgono più funzioni, ad esempio puliscono l’aereo e operano alle porte d’imbarco)
– gli assistenti di volo ricevono una parte dello stipendio come percentuale sulle vendite effettuate a bordo
utilizzo della flotta più intenso (utilizzo diario, così per esempio Easyjet vola mediamente 10,7 ore al giorno e British Airways circa 7,1 ore), attraverso brevi soste negli aeroporti (tournaround – di regola 25 minuti tra due voli), voli brevi
– collegamenti tra aeroporti secondari, spesso fuori città, convenienti senza restrizioni di slot, senza grande traffico e tasse aeroportuali basse.
– voli diretti tra due luoghi senza trasferimento dei bagagli su altri voli di coincidenza (processi di registrazione separato), nessun piano di volo coordinato con altre compagnie aeree.
– risparmi di spese attraverso la distribuzione diretta, specialmente attraverso call center e su internet, postazioni automatiche di registrazione , eventualmente senza ricarichi economici.
– le offerte economiche (anche a € 0,99) valgono solo per prenotazioni anticipate o delimitate, per un contingente relativamente basso di posti messi a disposizione.
variabilità dei prezzi a seconda dell’affollamento previsto (man mano che i posti vengono prenotati i prezzi aumentano, anche da 1 euro mesi prima a 300-400 euro il giorno della partenza)
– amministrazione: Lean management (risparmio sul personale).
– adozione di strategie di fuel hedging, ovvero acquisto di grandi scorte di carburante per evitare di dovere rifornirsi in momenti in cui i prezzi sono alti
– accordi con aziende locali di trasporto da/per gli aeroporti, autonoleggi, alberghi ecc (la compagnia aerea le pubblicizza in cambio di una percentuale sulle vendite)
finanziamento pubblico : ovvero percezione di danaro elargito da strutture pubbliche al fine di aiutare il vettore nelle fasi di avvio del servizio ed al fine di incentivare l’esercizio del collegamento.
assenza di garanzia per i proseguimenti (il viaggio può essere solo da punto a punto).
assenza di servizio cargo (consente di ridurre i tempi di sosta dell’aeromobile).
– utilizzo del personale di bordo per l’effettuazione dei controlli pre volo (pratica consentita dall’ICAO) in luogo dell’utilizzo di personale specializzato.
assenza di rimborso delle tasse governative e non governative in caso di annullamento.
assenza di riprotezione su voli di altra compagnia.

L’unica nota negativa sui prezzi al pubblico delle “basso costo” sono ovviamente i “costi fissi” imposti dalle autorità aeroportuali, spesso riconducibili sotto la voce “tasse”. Si tratta di “seating shots” (letteralmente ‘colpi da seduta’) non evitabili e che, in molti casi, influiscono criticamente sulla scelta degli scali e sui destini delle compagnie.

I fallimenti di compagnie low cost del resto non sono rari. Ecco alcuni esempi di vettori tristemente noti: VOLARE WEB, la figlia della compagnia italiana Volare ha dichiarato fallimento il 23 novembre 2004. Già il 30 ottobre 2004 la compagnia aveva sospeso improvvisamente i voli dalla Germania verso l’Italia. Nel giugno 2005 l’azienda ha comunque ripreso il suo servizio aereo con voli soprattutto in Italia e verso alcune destinazioni in Europa. Poi ALPI EAGLES che ha sospeso i voli dal 3 gennaio 2008 in attesa della licenza a tempo indeterminato. Ancora AIR BEE, la compagnia ha sospeso i voli dal 10 settembre 2008 e ha dichiarato la messa in liquidazione a metà dicembre. Altre compagnie stanno scegliendo la strada della fusione per meglio resistere alle tempeste del mercato (vedi Vueling-Clickair).

Giacomo Morandi

Link utili: wikipedia, speciale low cost

Un pensiero riguardo “Definizione di vettore “low cost”…

  • 30 Aprile 2013 in 11:57
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    Mi piace come scrivi, ritornerò a leggere altri interventi.

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